Ddl Cirinnà su unioni civili e adozioni: dietrofront del governo, ma arrivano manifestazioni a sostegno

21/01/2016 di Redazione
Ddl Cirinnà su unioni civili e adozioni: dietrofront del governo, ma arrivano manifestazioni a sostegno

Due coppie omosessuali sdraiate su un letto coperto con la bandiera italiana. È questa l'immagine della campagna Svegliati Italia! a sostegno del disegno di legge firmato dalla deputata del Pd Monica Cirinnà, che prevede una disciplina le unioni civili, anche per coppie omosessuali, con criteri molto simili al matrimonio. Le unioni civili potranno essere registrate alla presenza di due testimoni e iscritta nel registro comunale.
Il testo Cirinnà estende alle unioni civili la cosiddetta stepchild adoption, ossia l'adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due, prevista dall'articolo 44 della legge sulle adozioni. Nessuna modifica al testo sulla fecondazione assistita.  Molte sono state le polemiche e le resistenze della politica, comprese le dichiarazioni del presidente della Repubblica Mattarella che ha invitato i parlamentari alla cautela e a guardarsi dal rischio dall'incorrere in violazioni delle norme costituzionali. Proprio l'eco delle polemiche ha indotto il Pd di Renzi a fare un passo indietro, nell'incertezza di procedere a una votazione che potrebbe avere esito negativo, vista la presenza del voto segreto.  I movimenti Lgbt hanno indetto una manifestazione nazionale a sostegno del ddl Cirinnà per il 23 gennaio. Una mobilitazione in oltre 40 città italiane a sostegno dei diritti dei gay, delle lesbiche, dei transessuali. Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e Mit hanno annunciato azioni capillari su tutto il territorio nazionale per "raccontare l'uguaglianza". Mentre le sigle organizzatrici del family day hanno voluto fare una piazza unica e una prova di forza, la contromanifestazione è basata sull'attivismo "liquido", in tanti luoghi per spiegare agli italiani che è venuto il momento di dare a tutti gli stessi diritti. Nessun muro contro muro.  Attraverso le manifestazioni, le associazioni Lgbt vogliono sensibilizzare l'opinione pubblica e inviare un preciso messaggio al Governo, segnalando la lacuna che l'Italia continua ad avere in materia di diritti civili per le coppie omosessuali. Il diritto al matrimonio, come scrivono nell'appello che lancia la mobilitazione, è anche "reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà. Diritti che nel nostro paese sono ancora negati.
La discussione in Senato, prevista per il 26 gennaio, intanto è slittata di due giorni. E il 28 gennaio le associazioni e gli attivisti a sostegno del ddl Cirinnà saranno sotto le Camere a presidiare la discussione.
Dai collettivi Lgbt più a sinistra, però, non sono mancate le critiche. D'accordo che la lotta per i diritti civili migliori le condizioni di vita delle persone e che sia giusto parteciparvi, ma da più parti si prendono le distanze dall'uso della bandiera nazionale italiana che si fa nella campagna. I diritti sono universali, contestano i critici, e non si sposano con i richiami patriottici delle bandiere. Questa posizione scaturirebbe dalla teoria di Jasbir Puar e alla sua critica all' "omonazionalismo": cioè quell'arroganza patriottica che le nazioni vantano un certo progresso sul terreno dei diritti civili, puntando il dito verso quei paesi che non garantiscono gli stessi diritti, al fine di imporre la propria egemonia. In un articolo che ripreso da diversi siti di movimento, Libera Voler spiega che "le battaglie per i diritti civili, come quelle per l'aborto, per il diritto al voto, per la parità dei neri sono state battaglie che pretendevano il diritto di dis-ordinare l'ordine dello stato, fondato sull'esclusione. Qui, invece, piagnucoliamo ancora per sentirci protetti da questo tricolore, che oggi più che mai, non mi appartiene".