In Turchia caccia ai docenti che hanno firmato l’appello di pace per il popolo curdo

21/01/2016 di Redazione
In Turchia caccia ai docenti che hanno firmato l’appello di pace per il popolo curdo

La Polizia turca ha arrestato la mattina del 15 Gennaio dodici docenti dell'Università di Kocaeli, nel nord ovest della Turchia mentre, contro altri nove, sono stati emessi mandati di arresto. Accusati di "propaganda terroristica" ed "insulti allo Stato" per aver firmato una petizione che chiede la fine della strage del popolo curdo perpetrata attraverso la campagna di Ankara contro il PKK nel sud est del paese, a maggioranza curda e il ritorno al tavolo di trattative con le forze curde ripristinando la tregua iniziata nel 2013.  La petizione, intitolata "Non faremo parte di questo crimine", è stata lanciata dal gruppo "Accademici per la pace" dopo gli ultimi bilanci sconvolgenti che registrano circa 200 vittime tra i civili. In breve tempo l'appello è stato siglato da più di 1128 persone ed ha raccolto il sostegno di docenti e ricercatori da tutto il mondo. Secondo il rapporto della polizia locale, i docenti universitari erano colpevoli di aver violato il controverso articolo 301 del codice penale turco, secondo cui è illegale insultare la nazione turca, lo Stato della repubblica turca, la Grande assemblea della Turchia e le istituzioni giudiziarie dello Stato. Un gesto, quello del fermo e degli arresti, che ha scosso numerosi animi:  Lo Human Rights  Watch Turkey ha da subito denunciato il fatto che i docenti rischiano di rappresentare un nuovo obiettivo sensibile dell'opera di criminalizzazione del dissenso portata avanti dal governo Erdogan mentre l'ambasciatore americano ad Ankara, John Bass, ha dichiarato di non sostenere la petizione ma di ritenere le misure messe in campo dal governo turco "pericolose" se si considera l'effetto sul legittimo discorso politico. In serata, alcuni dei professori arrestati sono stati liberati su decisione del pubblico ministero. Le indagini intanto proseguono nei confronti di altri 130 accademici in tutto il paese. A Novembre anche l'Unione Europea si era espressa dubbiosa, in merito della candidatura di Ankara nella UE, per via delle misure anti-democratiche intraprese da Ankara dopo gli arresti di numerosi giornalisti, le minacce agli editori, il "pacchetto sicurezza" dell'AKP volta a rendere illegali di fatto le manifestazioni di dissenso nel paese e bloccare qualunque tentativo di protesta mettendo in campo il tema "terrorismo" oltre alle  condanne contro i manifestanti nel processo di piazza Taksim, simbolo della rivolta che ha messo in luce le fratture profonde del paese. Così, mentre la Turchia contava su un acceleramento del suo processo di adesione, iniziato alla fine degli anni ottanta negoziato dal 2005 ad oggi,  all'UE con la firma dell'accordo di cooperazione sui migranti, ora rischia uno stop importante.