La Giornata della Memoria ci ricorda la vocazione (disattesa) dell’Europa

28/01/2016 di Redazione
La Giornata della Memoria ci ricorda la vocazione (disattesa) dell’Europa

Il 27 gennaio 2001  è stata istituita la Giornata della Memoria ed oggi è giunta alla sua 16esima celebrazione. Si ricorda la Shoah, il disegno di sterminio che il partito nazista guidato da Hitler ha attuato in Germania e in mezza Europa, volto a epurare il continente da quegli elementi "impuri" che avrebbero contaminato la "superiore razza ariana" di cui Hitler assurgeva a rappresentante. Nei campi di concentramento e di sterminio finirono ebrei, rom, sinti, oppositori politici di ogni nazionalità, omosessuali e disabili. La Giornata prende spunto proprio dal 27 gennaio del 1945, quando i carri armati russi entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, il più grande e tristemente noto della serie di campi che la Germania nazista aveva costruito nel centro Europa. La grande scritta al cancello "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi), le docce a gas, i forni crematori, i piccoli letti di legno a più piani in cui erano stipati i detenuti del campo affollano la memoria.  Il Presidente della Repubblica Giorgio Mattarella ha celebrato la Giornata della Memoria al Quirinale. Proprio Auschwitz è stato al centro del discorso del Capo dello Stato, che "con i suoi reticolati, le camere a gas, le baracche, i forni crematori non ci abbandona. Al contrario, ci interpella costantemente, ci costringe ogni volta a tornare sul ciglio dell'abisso e a guardarvi dentro, con gli occhi e la mente pieni di dolore e di rivolta morale". Mattarella ha anche voluto mettere in guardia dal sottovalutare che anche oggi "teorie aberranti, odio e fanatismo spargono sangue innocente in tante parti del mondo". Nei campi di concentramento, con gli oltre 6 milioni di morti in pochi anni, si consumò la più grande tragedia del Novecento, in termini numerici, sul nostro continente. Una tragedia immane in cui l'Italia ebbe un ruolo di primo piano: già nel 1938 quando il regime fascista emanò le Leggi Razziali, sancendo per legge una serie di discriminazioni a danno dei cittadini italiani di fede ebraica. Poi con le deportazioni di massa, fra cui quella di Roma ricordata nella città ogni anno il 16 ottobre. Oltre agli ebrei morirono nei campi di concentramento anche moltissimi rom e sinti, circa 23 mila secondo le fonti accessibili. I rom furono dichiarati "razza inferiore" dal regime nazista, facendo leva sul sentimento di discriminazione che serpeggiava nella popolazione. In lingua romanì viene ricordato col termine Poraimos, devastazione, oppure con Samudaripen che significa genocidio. Non da meno del regime nazista fu il governo fascista italiano: fin dal 1938 il regime intraprese politiche discriminatorie verso i cittadini italiani rom e sinti, arrivando alla deportazione di massa verso la Venezia-Giulia e la Sardegna.