La storia di Calais

21/01/2016 di Redazione
La storia di Calais

La storia dei migranti di Calais rappresenta l'esempio delle "disfunzioni" Europee rispetto all'immigrazione, al diritto di asilo e alla gestione delle frontiere. Ciò che è accaduto, dalla creazione del campo nel 2009 allo sgombero di quest'anno, avrebbe dovuto scioccare l'Europa tutta eppure gli avvenimenti si sono succeduti nel pieno silenzio dei media nazionali. Ad occuparsi della faccenda e dei suoi aggiornamenti sono stati blog e reportage che hanno testimoniato, passo dopo passo, la vicenda. Erano i primi mesi del 2015 quando nella cittadina di Calais, di neanche 73 mila anime a nove km dal tunnel della Manica , è stato autorizzato dallo Stato un centro d'accoglienza all'interno di un ex-centro vacanze che, da subito, ha preso il nome di Giungla vista l'assenza  di punti d'acqua ed elettricità pensati per accogliere i migranti. La maggioranza di loro erano migranti afghani, iracheni, iraniani, somali, eritrei e sudanesi, provenienti quindi da zone di conflitto o da paesi con dittature. Mentre altri provenienti ad esempio  dall'Italia, avevano ottenuto il riconoscimento dello status in Italia ma hanno poi lasciato il paese per via delle condizioni di vita: non viene fornito alloggio, né lavoro.  Nei primi mesi era il centro statale di Jules Ferry adiacente alla "Giungla" a garantire assistenza e servizi necessari agli ospiti. Nel periodo del soggiorno i migranti si sono quindi organizzati secondo le  "migliori" possibilità. In poco tempo nella strada adiacente le tende sono nati dei veri e propri bazar , ristoranti, caffè, barbieri. Tutte attività che i rifugiati hanno messo in piedi grazie ai loro risparmi e alle somme  che ottengono dallo Stato, circa 300 o 500 euro al mese variabile. Nell'estate, attraverso la collaborazione di diverse associazioni, nella landa desolata è nato un teatro, una scuola e un infermeria. Arriva, dopo l'estate del 2015, la denuncia da parte del Consiglio di Stato per le condizioni degradanti in cui vivono i migranti sotto responsabilità del governo francese. Il numero di pattuglie di polizia nella giungla aumenta. In precedenza, la presenza di 3 agenti dell'antisommossa (CRS) veniva notata e allarmava la gente. Poi il numero di CRS è salito a 10 e la Prefettura ha annunciato lo sgombero dell'area della giungla che rientrava nel raggio di 100 metri di distanza dall'autostrada senza alcuna realistica alternativa per coloro che sarebbero rimasti fuori dai 2000 migranti previsti nella costruzione del nuovo centro partita ad ottobre 2015. A Gennaio il piano è diventato realtà e alle prime azioni da parte delle forze dell'ordine sono susseguiti tre giorni di scontri:  nelle notti del 5-6-7 gennaio la polizia ha caricato con violenza i residenti, lanciando gas lacrimogeni contro l'abitato, idranti e proiettili di gomma. Ad aggravare la situazione, le scorribande di gruppi di estrema destra hanno portato avanti tentativi di aggressione e intimidazione verso migranti, volontari e attivisti che popolavano l'accampamento. Molti, in quei giorni, hanno sfidato il regime e hanno tentato di allontanarsi dalla Giungla passando per la Manica la frontiera per raggiungere il Regno Unito. I bulldozer sono entrati in azione il 18 gennaio, demolendo le poche case rimaste disabitate. L'ultima volta in cui sono state censite 2000 persone residenti nella giungla era Marzo 2015. Da allora i numeri nella giungla hanno continuato a crescere fino ad arrivare a un numero compreso fra le 4000 e le 6000 persone, tutti costretti a restare dentro un unico spazio prima dello sgombero.