Mille piazze per le Unioni Civili. Dopo il successo si attende la votazione

28/01/2016 di Redazione
Mille piazze per le Unioni Civili. Dopo il successo si attende la votazione

Piazze gremite per chiedere diritti per tutti e tutte. E se questi diritti passano per il matrimonio, che il matrimonio possa essere esteso a tutti, anche alle coppie omosessuali. Questa è la rivendicazione delle migliaia di persone che hanno affollato le piazze in tutta Italia, da Nord a Sud, a sostegno del ddl firmato dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà e che sarà discusso in parlamento il 28 gennaio e che introdurrebbe una serie di diritti per le coppie di fatto, anche omosessuali. Il ddl, fortemente osteggiato dalla destra conservatrice soprattutto per l'introduzione della stepchild adoption (l'adozione del figlio naturale del coniuge) è al centro del dibattito nel nostro paese ormai da giorni. Durissime le critiche da parte della Chiesa cattolica, mentre Eugenio Bernardini, pastore della Chiesa valdese ha dichiarato che è interesse della sua Chiesa difendere i diritti di tutte le coppie che si costituiscono in una relazione d'amore e di impegno reciproco" .
Il premier Renzi e la Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi hanno incontrato i cattolici del Pd per spiegare nuovamente il loro rifiuto alle mediazioni sul tema delle unioni civili. Dal Governo non si ha la certezza del raggiungimento della maggioranza in sede di voto e si teme che un passo falso possa determinare il dietrofront del Movimento 5 stelle, i cui consensi sono indispensabili per l'esito positivo della votazione. Se il contenuto della legge fosse snaturato, col definitivo abbandono della stepchild adption, il rischio è che l'intera legge possa essere affossata dai voti contrari anche di Sel e di Ncd. È questo lo scenario che più preoccupa Matteo Renzi, che teme una sconfitta gravosa per il Pd che a detta del premier avrebbe "tutto da perdere e niente da guadagnare" se le unioni civili fossero accantonate.
L'esito è molto incerto perché la votazione in Parlamento sarà con voto segreto. Per quest il capogruppo del Senato Luigi Zanda si è sentito in dovere di fissare alcuni paletti, facendo capire ai senatori Pd che l'esito della votazione potrebbe compromettere la sorte del Governo. La libertà di coscienza si applica solo a due articoli del testo: il 5, che regola l'adozione, e il 3 che con i suoi rimandi a precedenti leggi sui coniugi farebbe rientrare dalla finestra la stepchild adoption. Su tutto il resto, una volta corretti quei passaggi che avrebbero equiparato le unioni ai matrimoni, vige la disciplina di partito. Il ddl Cirininnà dovrebbe arrivate al voto l'11 febbraio prossimo e le tensioni di partito non accennano a diminuire. Da più parti si invoca un intervento più deciso del segretario del Pd Renzi, che invece continua a mantenersi in una posizione di cautela per non affrontare a viso aperto gli alleati di Governo, la Chiesa e i credenti.
I cattodemocratici sono al momento in attesa dell'esito del Family Day di sabato prossimo. Si prospetta una guerra di numeri, per capire su quale terreno aprire il paracadute di partito. E proprio sulla guerra di numeri Chiara Lalli, sul sito di Internazionale, nota come "la diatriba è abbastanza insensata, almeno rispetto alla valutazione del motivo per cui si manifesta. Non è il numero a essere rilevante, ma - nel caso della manifestazione a sostegno delle unioni civili - il fatto che esista una profonda discriminazione fondata sulle preferenze sessuali. Anche se il 23 gennaio in piazza ci fosse stato un solo manifestante a difesa del disegno di legge Cirinnà, quella discriminazione esistente non diventerebbe meno grave. Questa ossessione sui numeri rischia di farcelo dimenticare quando si parla di diritti, soprattutto quando il riconoscimento di quei diritti mancanti non toglierebbe nulla a nessuno". I cattolici e gli ultrà della famiglia tradizionale proseguono la loro battaglia contro le unioni civili, mentre le famiglie arcobaleno hanno preso a parlare di loro stesse, come nel caso di Paola e Serena, mamme di due gemelli di tre anni, che in un'intervista al Fatto Quotidiano si rivolgono ai politici che osteggiano i loro diritti: "Che i vari Giovanardi, Brunetta o chi altro vengano a vedere i nostri figli all'asilo: li sfido a trovarli in mezzo a tutti gli altri". È proprio attorno ai bambini che si concentrano i commenti maggiorente ostruzionisti rispetto alla possibilità dell'adozione. Dagli alti prelati ai politici a molti esperti genitori sui giornali e sui social media si avvicendano commenti in difesa del presunto diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre. Commenti che spesso sconfinano nel grottesco e che hanno esposto gli stessi autori al fuoco delle polemiche, come nel caso di Vittorio Sgarbi che dopo aver affermato che "una madre non può avere barba e baffi" è stato messo a tacere dai tanti che gli hanno ricordato di non aver riconosciuto il figlio se non al termine di una lunga causa legale.