Reato di clandestinità: il Governo rimanda la discussione

14/01/2016 di Redazione
Reato di clandestinità: il Governo rimanda la discussione

Il Governo ha deciso di rimandare la discussione sul reato di "ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato" prevista per la metà di gennaio. Sia il premier Renzi che il Ministro dell'Interno Alfano condividono il parere che il reato di clandestinità possa essere abolito. Tuttavia, entrambi concordano anche che l'abolizione non possa avvenire a stretto giro, per questioni di opportunità politica. Secondo Matteo Renzi, " c'è una percezione di insicurezza da parte dei cittadini per cui questo percorso di cambiamento delle regole lo faremo con calma, tutti insieme, senza fretta". Le parole del premier affermano quindi la necessità di cambiare rotta con cautela per ragioni di opportunità politica. Ma a ben guardare, non esistono connessioni fra una maggiore tutela della sicurezza dei cittadini e il mantenimento del reato di clandestinità. Reato che il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galatino, in un'intervista su La7 ha definito "un'abnormità", e ha commentato aspramente la decisione di Renzi di rimandare la discussione alle Camere. "Mi fa specie - ha affermato il segretario generale della Cei - un politico che dica 'il reato di clandestinità va abolito ma non possiamo farlo adesso perché scompenseremmo chissà che cosa'. Farebbe specie a chiunque un politico che prende le decisioni che riguardano le persone solo sulla base di quello che potrebbe semmai disturbare la gente". Il vescovo ha affermato inoltre che esiste una differenza tra percezione e realtà: "la percezione nasce perché c'è un certo tipo di comunicazione, di approccio di pancia".  Il reato di clandestinità è contenuto nell'articolo 10 bis del Testo unico sull'immigrazione, introdotto nel 2009 dal quarto governo Berlusconi. La definizione esatta è di "ingresso e permanenza illegale nel territorio dello Stato" ed è una contravvenzione, cioè un reato relativamente meno grave, punibile con un'ammenda dai 5 mila ai 10 mila euro. Il reato fu oggetto di contestazioni dal momento della sua introduzione, scatenando un accesso dibattito anche fra i costituzionalisti. Così com'è, l'articolo sarebbe incostituzionale perché rende criminale una condizione, trovarsi in uno stato di clandestinità, invece di un fatto specifico, come oltrepassare illegalmente il confine italiano. Inoltre, i dati dimostrano che non funzioni nemmeno come deterrente. D'altronde, non è pensabile che una persona con un preciso progetto migratorio, disposta a lunghi viaggi e in molti casi ad attraversare il mediterraneo con imbarcazioni fatiscenti e affollate, si faccia condizionare dalla possibilità di incorrere in una contravvenzione. Multa che tra l'altro potrebbe non pagare mai, proprio perché privo di permesso di soggiorno e non potendo quindi avere un conto corrente, un contratto di lavoro, immobili e beni intestati. A detta dei magistrati, il reato non sarebbe solo inutile, ma anche dannoso ai fini delle indagini. Nel caso si volesse indagare per individuare gli scafisti e mettere un freno al traffico di esseri umani, i migranti appena sbarcati sarebbero tutti imputati, rei di essere clandestini. E in quanto imputati potrebbero avvalersi della facoltà di non rispondere, ostacolando di fatto il decorrere delle indagini.  Il governo aveva inserito l'abolizione del reato di clandestinità all'interno del decreto legislativo sulle depenalizzazioni, che dopo un passaggio alle commissioni giustizia di Camere e Senato stava per tornare al Governo. Una volta approvato, avrebbe avuto attuazione immediata se lo stesso Governo non avesse fatto un dietrofront. Un dietrofront prevedibile, viste le due settimane di intense polemiche che hanno seguito le denunce delle molestie di Capodanno alla stazione di Colonia, in Germania. Proprio in Germania, la cancelliera Angela Merkel ha annunciato una stretta sulle espulsioni e il vertice dei cristiano-democratici a Magonza ha dato il suo imprimatur a una normativa più severa nei confronti degli stranieri che commettono reati, siano essi rifugiati o richiedenti asilo. La "Dichiarazione di Magonza" - così è stato chiamato il documento conclusivo- prevede la negazione del permesso di soggiorno in caso di infrazioni, procedure di espulsione più veloci, pene più severe e controlli più invasivi nei confronti dei sospetti. Dopo mesi in cui la Merkel era riuscita a tenere il punto con l'ala destra del suo partito sul tema dell'accoglienza, nel documento si legge testualmente che "una prosecuzione dell'attuale trend andrebbe oltre le capacità di sopportazione dello stato e della società". In Germania il dibattito prosegue infuocato: da un lato c'è la posizione delle femministe, che rifiutano la dicotomia profugo - stupratore e rigettano completamente la strumentalizzazione razzista della violenza sulle donne: "il sessista e il razzista sono entrambi stronzi", si legge in uno dei tanti cartelli. Perché alcuni perni del discorso pubblico, come il "difendiamo le nostre donne", negano scenari di violenza e sessismo che continuano a caratterizzare il vecchio continente, anche se a parole si illumina di progressismo.