Schengen, l’Europa spaccata cerca l’ultima mediazione

28/01/2016 di Redazione
Schengen, l’Europa spaccata cerca l’ultima mediazione

Tempi duri per la libera circolazione delle persone in Europa. Il Trattato di Schengen, pilastro dell'Unione Europea è sempre più messo in discussione da diversi stati membri che hanno ripristinato i controlli alle frontiere nell'intento di arginare l'afflusso dei rifugiati. Se fino ad oggi i confini erano stati chiusi e riaperti a intermittenza, il sospetto che la tendenza possa essere quella di una progressiva chiusura non è così astratto.Uno scontro acceso c'è già stato nei giorni scorsi fra le Germania della Merkel e la Grecia di Tsipras: la cancelliera tedesca ha infatti invitato la Grecia a "fare i compiti", riferendosi alla mancata applicazione nel paese del sistema hotspot e la gestione dei flussi. Ad Amsterdam le rappresentanze dei paesi membri dell'Ue stanno cercando una serie di soluzioni per salvare Schengen: il proposito è quello di riprendere e migliorare il sistema di ricollocazioni che doveva sancire il superamento del trattato di Dublino e ripartire i profughi in tutti i paesi europei, a partire da quote definite in base alla ricchezza e alla popolazione di ogni stato. Il sistema Hotspot, entrato in vigore da settembre 2015 in Grecia e in Italia, sarebbe dovuto servire a selezionare già all'arrivo sul territorio europeo i richiedenti asilo e procedere poi, in un secondo momento, allo smistamento nei diversi paesi secondo i criteri stabiliti dal sistema delle quote. Il presupposto era però scivoloso: in tempi di guerre che si intrecciano a crisi economiche, ambientali, politiche, alla minaccia dell'Isis in diversi paesi dell'Africa e del Medio Oriente, la distinzione fra migranti economici e rifugiati appare nella maggioranza dei casi del tutto velleitaria. I non idonei a ricevere lo status di rifugiato sarebbero dovuti essere immediatamente respinti o arrestati in quanti migranti clandestini. È chiaro che questo processo è abbastanza macchinoso se si pensa al numero degli sbarchi e alla costanza dei flussi negli ultimi mesi, soprattutto con l'inasprirsi di nuove e vecchie crisi politiche in diversi paesi d'emigrazione. Il risultato è che migliaia di migranti continuano a proseguire il viaggio verso i paesi del Nord Europa. Solo la Germania ha ricevuto 1 milione di domande d'asilo del 2015, seguita dalla Svezia.
Mercoledì prossimo la Commissione approverà i rapporti sul funzionamento di Schengen nei diversi paesi dell'Unione. La Grecia sarà bocciata e riceverà una serie di raccomandazioni con le misure da prendere per ripristinare il controllo delle frontiere. Tsipras avrà tre mesi di tempo e un sostegno economico per riprendere il controllo delle sue frontiere e registrare i richiedenti asilo che salpano dalle coste turche. Altrimenti i confini resteranno chiusi per due anni e la Grecia sarà sigillata dall'esterno e i rifugiati resteranno intrappolati nella penisola ellenica, con rischio di crisi umanitaria. La minaccia, per paradosso, arriva da chi Schengen la vorrebbe salvare: Germania, Olanda, Lussemburgo e le istituzioni Ue. Francia, Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Croazia hanno chiuso le frontiere per fermare l'onda dei migranti in arrivo dalla Grecia via rotta balcanica, quasi 900mila nel 2015 e 40mila solo in gennaio, ma a maggio legalmente non potranno più tenere la porta chiusa. Gli stati membri hanno chiesto a Juncker di anticipare a febbraio le linee guida definitive per le ricollocazioni, che fino ad ora sono rimaste virtuali. il piano di Juncker, di cui è stata data un'anticipazione ad Amsterdam, è ambizioso: prevede che i migranti in arrivo in Europa saranno registrati negli Hotspot in loco ma poi automaticamente smistati tra le altre nazioni Ue, che saranno obbligate ad accoglierli in una quantità stabilita secondo criteri rigidi, che tengano conto del Pil, della popolazione e del tasso di disoccupazione. Sarà questo secondo Paese a processare la domanda di asilo e decidere se rimpatriare il migrante, tramite Frontex, o accoglierlo. A quel punto al rifugiato verrà assegnato uno stato nel quale trasferirsi, togliendogli la scelta, salvo nei casi di ricongiungimenti familiari. Quello che emerge dal piano di Juncker ricalca sistema di solidarietà tra paesi Ue invocato da mesi da Renzi e dalla Merkel. La proposta sarà testata politicamente da Juncker al summit del 18 febbraio, dove cercherà di capire le chance di sopravvivenza del suo piano ed eventualmente limarlo, quindi sarà presentata a Bruxelles e discussa al vertice di metà marzo. Allora sarà battaglia, con Renzi, Merkel e i colleghi di Austria, Lussemburgo, Svezia, Belgio che presseranno gli altri, i partner dell'Est e baltici, ad accettare le regole.