Schengen: primi passi verso la sospensione dell’accordo in Europa

21/01/2016 di Redazione
Schengen: primi passi verso la sospensione dell’accordo in Europa

Nell'Europa che litiga sui profughi ora si teme l'effetto domino: dopo l'annuncio della sospensione degli accordi sulla libera circolazione in Austria, anche Slovenia e Croazia si dichiarano intenzionate a seguire la stessa linea qualora dalla Germania ed Austria giungesse la conferma dell'effettiva limitazione dell'accoglienza. Già nel mese di settembre, Vienna aveva istituito controlli serrati alle frontiere ed ora l'intenzione sembra quella di prolungare la misura ed estenderla anche per la principale frontiera del Brennero con l'Italia, misura che rientra nel piano regolamentare di Schengen. Il piano, che rappresenta uno dei pilastri dell'intero impianto europeo entrato in vigore nel 1995, autorizza la libera circolazione dei cittadini all'interno di un'area che comprende 26 paesi e prevede all'art. 2 che,  in caso di esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, "una parte contraente" può decidere, previa consultazione con le altre parti contraenti, di stabilire controlli alle frontiere interne. Negli ultimi giorni, i media internazionali si stanno interrogando se definire questa misura una vera e propria "sospensione di Schengen". Applicare una norma prevista dal piano, di fatto, non pregiudica una sospensione ma un attuazione dello stesso. Quello che devia l'immaginario collettivo è il caos generalizzato in cui l'Europa appare ostaggio di nazionalismi (fatti di divisioni e accuse tra i vari Stati dell'Unione): Paesi poco inclini a rispettare le intese per la redistribuzione dei migranti e con modelli di "accoglienza" che, come in  Svizzera e Danimarca, poco hanno a che fare con il termine. E' già accaduto in passato che altri Paesi sospendessero, presentandone i motivi alla Commissione Europea, il Trattato. Anche l'Italia vi ha fatto ricorso dal 14 al 21 luglio dell' anno durante le giornate del G8 di Genova e successivamente nel 2009 durante il G8 dell'Aquila.  Attualmente i paesi che risultano aver effettivamente ristabilito i controlli alle frontiere per far fronte ai flussi migratori da Balcani e Mediterraneo sono Francia, Germania, Svezia e Danimarca. Ciò che manca è una sorta di piano comune per l'Unione Europea che vada aldilà del tentativo di redistribuzione (che non procede, secondo la denuncia del segretario di Stato agli Affari interni tedesco Ole Schroeder ) ma che riparta dall' attuazione dell' Eurodac alle frontiere esterne, il rispetto delle regole sull'asilo UE, dal regolamento di Dublino, ed un controllo da parte di Bruxelles dei movimenti dei singoli Stati. L'effetto diretto, in assenza di una decisione chiara e condivisa, rappresenterebbe davvero il collasso dell'UE oltre che l'aumento dei corpi da piangere in mare.