Spreco alimentare: la nuova proposta di legge in Francia

07/01/2016 di Redazione
Spreco alimentare: la nuova proposta di legge in Francia

Il 10 dicembre è stata approvata in Francia la legge contro lo spreco alimentare. I grandi supermercati ( si considerano quelli dai 400 metri quadrati in su) sono obbligati a donare il cibo invenduto ed a breve scadenza agli enti che si occupano di distribuire pasti ad indigenti. Si prevede quindi, un accordo obbligatorio tra i grandi supermercati e le organizzazioni. I supermercati che si rifiutano di firmare il protocollo sono multabili di circa 75 mila euro. Il numero delle persone che convive con la malnutrizione è di 800 milioni di unità, ed il costo del cibo che finisce nella spazzatura supera di circa il 35% la produzione totale. Questa cifra rischia di diventare cinque volte più grande se si aggiungono i prodotti lasciati nel campo (1,4 milioni di tonnellate), lo spreco nella trasformazione industriale (2 milioni di tonnellate) e quello nella distribuzione commerciale (300mila tonnellate). "Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo" prodotto dal fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (FAO) e Programma alimentare mondiale (Wfp) nel maggio 2015 declina però tre punti sui quali, nel corso degli anni, si è lavorato e attraverso cui dal 1990 al 2015 si è riusciti ad abbassare il numero di coloro che soffrono la fame: investire nel settore primario specie nei paesi più colpiti, lo sviluppo di un economia inclusiva ed  un buon sistema di welfare tale da poter garantire i beni di prima necessità. In Italia il processo di rendere efficiente la catena produttiva e distributiva trovando modi di redistribuzione efficaci del cibo in scadenza è ancora in discussione. Dopo le 30mila firme raccolte per richiedere una normativa al riguardo attraverso la piattaforma change.org qualcosa sembrava si fosse mosso: Il ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti aveva annunciato l'intenzione di presentare una legge contro lo spreco alimentare entro il 2015. Bisognerebbe ricominciare, aldilà dell'obbligatorietà di una legge, ad educarci nel dare valore a ciò che mettiamo nei nostri frigoriferi e che, troppo spesso, finisce nella spazzatura impattando oltretutto sulla salute ambientale. Un altro aspetto interessante della questione dello spreco alimentare è infatti il conseguente effetto negativo per il cima: se considerassimo il cibo in avanzo come facente capo ad uno stato sarebbe il terzo per inquinamento dopo Cina e Usa perché la quantità di anidride carbonica necessaria a portare il cibo sui nostri piatti è pari a 3,3 miliardi di tonnellate e per produrlo si usa il 30 per cento del terreno coltivabile del mondo e una quantità di acqua ogni anno che basterebbe alle esigenze di tutti i cittadini di una grande città. La connessione tra fame, povertà, spreco di cibo e cambiamento climatico è quindi immediata. La Francia, nell'anno appena passato, sembra affrontare realmente questi temi, da palcoscenico della cop21 alla promulgazione della nuova legge contro lo spreco che attende il via libera dal Senato per entrare in vigore. L'Italia, dopo le giornate di Expo a Milano, riuscirà a tradurre in azioni reali lo slogan "il cibo prima di tutto"?