Un anno fa la strage di Charlie Hedbo. Parigi fra paura e speranza

07/01/2016 di Redazione
Un anno fa la strage di Charlie Hedbo. Parigi fra paura e speranza

A un anno dall'anniversario della strage di Charlie Hebdo, Parigi si è fermata per ricordare le vittime. La città ha riscoperto la paura della minaccia, con l'ingresso in un commissariato di polizia di un uomo armato di un coltello e imbragato con una cintura esplosiva, poi rivelatasi falsa. L'uomo è stato freddato dagli agenti.  
Era il 7 gennaio del 2015, esattamente un anno fa, quando i fratelli Kouchi penetrarono armati di kalashnikov all'interno della sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Nell'irruzione persero la vita il direttore Charb, Wolinski, Bernard Maris, matite e penne del giornale. Da lì al 9 gennaio, il giorno dell'attacco all'Hyper Cacher da parte di Amedy Coulibaly, persero la vita altre diciassette persone. Undici mesi dopo, l'altra strage la sera del 13 novembre, al teatro Bataclan e per le vie della città che si godeva il finire della settimana nei ristoranti di uno dei quartieri più frequentati dai giovani parigini e non.
I due attacchi del 2015 hanno accresciuto nei francesi il senso di insicurezza. La paura della minaccia terroristica sta cambiando il modo che la cittadinanza ha sempre avuto di percepire la propria libertà. Proprio oggi, a un anno dalla scomparsa di Charb, la vedova del direttore di Charlie Hebdo ha dichiarato su Le Monde che il sacrificio di suo marito poteva essere evitato con una maggiore attenzione per la sicurezza del giornale. Da tempo i giornalisti si sentivano minacciati e nulla era stato fatto per garantire l'incolumità di chi lavorava nell'edificio che ospitava la redazione. Ora il giornale ha trovato ospitalità in un edificio a pochi chilometri di distanza dal luogo della strage.  Nonostante la paura in cui versa Parigi e il dolore ancora presente per la perdita dei colleghi e amici un anno fa, Charlie Hebdo non abbandona la sua missione. E nonostante l'attenzione che il giornale continua a ricevere dall'opinione pubblica internazionale, le vignette degli illustratori continuano a suscitare polemiche in Francia e in tutto il mondo. I bozzetti satirici dopo lo schianto di un aereo russo nel Sinai, rivendicato dallo Stato Islamico, hanno fatto arrabbiare il Cremlino che ha accusato il giornale di blasfemia. Il sistema informatico del giornale è stato oggetto di diversi attacchi. In Francia, un disegno su Aylan, il bambino curdo trovato morto e riverso su una spiaggia curda in seguito a al naufragio dell'imbarcazione con cui la sua famiglia stava tentando la fuga dalla Siria, ha suscitato reazioni controverse.
Per il giornale, la sfida della satira ha assunto proporzioni inimmaginabili. Come si legge su Le Monde, molti artisti temono la pubblicazione delle vignette e chiedono alla direzione di poter pubblicare usando degli pseudonimi. Una concessione che viene spesso negata, perché come ha sottolineato Gerard Biard "adesso siamo in pochi. Ma la nostra sfida è raccontare la speranza".