Amnesty International: la nuova campagna contro l’hacking di Stato

18/02/2016 di Redazione
Amnesty International: la nuova campagna contro l’hacking di Stato

Amnesty International ha lanciato la nuova campagna per la sicurezza di attivisti e giornalisti che usano smartphone e pc, sempre più spesso obiettivo di mercenari e hacker di regime. La diffusione della tecnologia informatica, nota come Information Communication Technology (ICT), porta con sé delle questioni a cui tutt'ora si cerca di dare risposta. La prima e forse più rilevante questione è legata alla libertà di informazione esercitata tramite internet, l'esercizio di un potere censorio da parte del regime ed il rispetto della privacy di cui utilizza lo strumento informatico. Risulta, da uno studio fornito dal gruppo statunitense Boston Consulting lo scorso anno, che i dati personali degli oltre 500 milioni di abitanti dei 28 Paesi dell'Unione Europea condivisi attraverso l'utilizzo dei social network nel 2020  avranno un valore commerciale stimato attorno ai 1000 miliardi di euro, pari all'8% del Pil europeo. L'idea quindi, che i dati personali possano essere oggetto di trasazione commerciale spaventa ma appare ancora più allarmante se si pensa che il controllo passa attraverso degli hacking, veri e propri software spia, meglio conosciuti come "spyware", che mirano a tracciare la posizione dell'utente in ogni momento della giornata, capaci di  accedere alla lista dei contatti telefonici, messaggi e chat oltre che in grado di registrare intere telefonate. Molti di questi software spia vengono usati per finalità legittime, per la sicurezza dello stato, ma i confini tra quest'utilizzo e lo spionaggio illegale di altri stati è sempre labile. Amnesty International ha quindi denunciato attraverso lo studio dei due consulenti, Morgan Marquis-Boire ed Eva Galperin, l'elenco dei numerosi casi che hanno colpito invariabilmente giornalisti, cooperanti, attivisti, avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani. Prove e denunce di intrusioni verso obiettivi civili da parte del governo cinese, già noto per la sua opera di censura nei confronti delle Ong impegnate in Tibet. Sparizioni di attivisti in Egitto durante i giorni dell'anniversario delle manifestazioni di Piazza Tahrir nel 2011 ed ancora l'intervento dell'intelligence inglese penetrata nelle comunicazioni riservate della stessa Amnesty International. E' in corso in questi giorni il botta e risposta tra il colosso Apple ed il giudice federale di Los Angeles dopo la richiesta di fornire all'FBI l'assistenza necessaria per decrittare i contenuti nell'IPhone5c di uno dei killer che assaltò il centro di assistenza a San Bernardino. Tim Cook, Ceo di Apple, ha cosi commentato il rifiuto da parte dell'azienda: "La richiesta creerebbe un precedente pericoloso. L'indebolimento della crittografia al fine delle indagini avrebbe un effetto disastroso per l'azienda e fornirebbe un vantaggio competitivo per le imprese di altri Paesi. La campagna lanciata da Amnesty ha lo scopo di far riflettere sulla legittimità dell'utilizzo di certi supporti, su come tutelare gli attivisti oltre che attivare un network di esperti per offrire ai potenziali target i mezzi per difendersi.