Boreano, un ghetto di migranti sfruttati dal caporalato. La Regione Basilicata, “una zona franca da eliminare”

04/02/2016 di Redazione
Boreano, un ghetto di migranti sfruttati dal caporalato. La Regione Basilicata, “una zona franca da eliminare”

A Boreano, un centro agricolo realizzato ai tempi delle bonifiche, nei casolari diroccati e ormai abbandonati hanno trovato ormai da tempo rifugio i migranti africani che lavorano come braccianti agricoli nelle terre lucane. Storie di emarginazione e soprattutto di sfruttamento: i lavoratori sono pagati a cottimo, 3,50 euro al cassone. Boreano è un gruppetto di alloggi di fortuna con il tetto sfondato, in condizioni igieniche precarie, senza acqua, né luce, praticamente una piccola città fantasma. Le casette fatiscenti, i fuochi all'aperto, le cisterne per l'acqua portata dal comune con un'autobotte ma solo ogni due -tre giorni, ricordano le baraccopoli di Rosarno. E poche settimane fa un rogo ha devastato molte delle abitazioni e lasciato gli abitanti in condizioni ancora più precarie. L'Osservatorio Migranti della Basilicata già da tempo chiede che le istituzioni provvedano affinché il ghetto di Boreano sia superato. Ma le intenzioni della Regione sembrano andare in tutt'altra direzione: secondo Pietro Simonetti, del Coordinamento politiche migranti della Regione Basilicata, Boreano è una zona franca non più tollerabile e perciò da eliminare.

Riportiamo di seguito il comunicato stampa:

Apprendiamo dalle agenzia di stampa, le ultime dichiarazioni fatte da Pietro Simonetti, del Coordinamento politiche migranti della Regione Basilicata, su Boreano: "Non possiamo tollerare che Boreano sia una zona franca": essa "va eliminata". E lo dice ad un incontro, tenutosi a Bella, dal titolo piuttosto "suggestivo": "Bonificare e eliminare la zona franca di Boreano e di Mattinelle".
Alquanto perturbati, esprimiamo una grande preoccupazione per queste dichiarazioni e siamo vicini a quei lavoratori che, ad oggi, si trovano a vivere nei tuguri di Boreano.
Il fatto è che l'Osservatorio migranti di Basilicata, ormai da decenni, chiede che l'area di Boreano venga "eliminata", ma in maniera di certo differente da quanto si prospetta allo stato attuale da parte della Regione.
A circa trenta anni dal presentarsi del problema, ad oggi, nulla o quasi è mutato: nessuno dalla Regione si è mai preso la briga di incontrare di persona i lavoratori o di avviare politiche chiare sulla casa, sul sociale, o azioni di vero contrasto al lavoro nero, o di sottrarre parte dei fondi del PSR per i lavoratori della terra e il miglioramento delle loro condizioni di vita e attuare politiche di utilizzo dei volumi abitativi nei centri storici o nei villaggi rurali del nord e del sud della Basilicata, o anche di stringere accordi o protocolli con i Paesi delle comunità più rappresentative in agricoltura, di sponsorizzare politiche ad hoc per l'integrazione e lo scambio reciproco fra culture differenti. Tutte richieste formulate da tempo, suggerite e mai ascoltate.
Ci rammarica il fatto che i toni e le argomentazioni utilizzate siano sempre le solite: tuonare contro i "cattivi" di turno, ovvero i caporali e gli agricoltori, ma anche i commercianti del sesso, messi in un unico calderone assieme anche ai volontari e gli abitanti delle comunità rurali, per far passare il messaggio che è la Regione a muoversi verso la "legalità", per poi produrre, di fatto, soluzioni che oggi si chiamano "Centri di Accoglienza per Lavoratori Stagionali", delle vere e proprie strutture di negazione delle libertà e dei diritti fondamentali dei lavoratori.
E' vero: la Regione Basilicata è al primo posto per la sua predisposizione all'accoglienza, visti gli accordi tra Ministero dell'Interno,  ANCI, Prefettura e associazioni varie.  Però sorge una domanda spontanea e al tempo stesso inquietante: perché, al di là dei proclami ufficiali, non trovare nell'immediato, come risposta concreta di "legalità", dei posti letto per cinquanta braccianti che oggi abitano a Boreano?
Le conquiste di civiltà si fanno a piccoli passi e con gesti concreti. Vivere nel "ghetto" non è cosa facile. Eliminarlo sembrerebbe la soluzione più facile, ma non la più scontata. L'apertura al confronto ci ha sempre caratterizzato, e ancora una volta lasciamo la porta aperta a chi vorrà interloquire. Se qualcosa, per davvero, si vuol cambiare e costruire.