Caso Regeni: il momento di sapere la verità sull’uccisione del giovane ricercatore

11/02/2016 di Redazione
Caso Regeni:  il momento di sapere la verità sull’uccisione del giovane ricercatore

La salma di Giulio Regeni  è tornata in Italia, ma la verità sulla sua morte è ancora molto lontana. Il feretro è arrivato con un volo dell'Egypt Air all'aeroporto di Fiumicino sabato 6 Febbraio e subito è stato trasferito all'istituto di medicina legale della Sapienza per l'autopsia:  frattura di una vertebra cervicale provocata da un violento colpo al collo o da una torsione indotta della testa oltre il punto di resistenza. L'analisi autoptica  smentisce chiaramente le dichiarazioni dapprima giunte in Italia dal Cairo riguardo la possibilità di morte per incidente stradale. Al momento si ritiene plausibile che il movente della morte vada ricercato nel suo lavoro sui sindacati e nelle frequentazioni nella capitale egiziana. La notte del 25 gennaio, giorno in cui si sono perse le tracce, una giornalista del posto parla dell'arresto di diversi attivisti, tra cui un "occidentale" , a seguito  della manifestazione dei lavoratori tenuta nella zona di Giza. Notizia smentita dalle autorità nelle ore successive alla scoperta del corpo del giovane ricercatore. E' purtroppo noto il difficile clima politico che si respira da tempo al Cairo: dopo un trentennio di Mubarak,  noto per  le decine di appelli lanciati da diverse organizzazioni  per i diritti umani locali e internazionali  sulle torture nelle carceri e nei commissariati egiziani dell'ex dittatore, Human Rights Watch ha definito l'attuale regime di Al- Sisi come il "più repressivo nella storia egiziana ". Giulio Regeni era uno dei tanti ricercatori all'estero, uno di coloro che hanno scelto di occuparsi dei lavoratori, dei  loro diritti, del loro sfruttamento e le loro strategie di lotta all'interno del regime. Questo, in Egitto più che in altri Paesi dell'area a seguito della vasta protesta sociale ed operaia che ha inondato le strade del Cairo in questi anni nonostante la repressione e le azioni di pestaggi organizzati per frenare la rivolta, significa catalizzare l'attenzione della polizia, milizia paramilitare e servizi segreti di mezzo mondo.  Sul corpo di Regeni, ritrovato dopo più di una settimana dalla scomparsa  in un fosso adiacente alla superstrada Cairo-Alessadria, sono state rinvenute numerose abrasioni e lesioni oltre che segni evidenti di un violento pestaggio. Attualmente è in corso al Cairo il lavoro del team di investigatori italiani che seguirà insieme alle autorità egiziane le indagini sulla morte di Regeni. "Il team è composto da poliziotti dello Sco, carabinieri del Ros e agenti Interpol con il compito di collaborare alle indagini avviate dalle autorità locali che hanno assicurato piena cooperazione per far luce sulla vicenda", ha comunicato il ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Nei prossimi giorni verranno ascoltati dagli inquirenti gli accademici, ricercatori e stagisti (di varie nazionalità), che dall'Egitto giungeranno in Italia per essere presenti ai funerali. Il sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel, ha annunciato che la cerimonia funebre avverrà venerdì 12 febbraio nella palestra comunale. Parteciperanno il presidente della Commissione affari esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, e la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. La famiglia Regeni ha chiesto "a quanti parteciperanno venerdì al funerale di Giulio di farlo individualmente".
Va ora cercata la verità su questa drammatica vicenda. Tanti gli appelli in rete, petizioni  e raccolta firme che chiedono verità, un intervento di condanna del Parlamento Europeo nei confronti del rais ed altre che mettono in discussione il ruolo complice che l'Italia ha nel supportare (direttamente o  indirettamente)  un regime militare e dittatoriale le cui politiche reprimono e uccidono giovani e che hanno colpito in questo caso anche l'Italia e gli italiani.

 Leggi l'appello di 4.600 accademici