Darwin Day: tantissime città nel mondo celebrano la nascita dello scienziato britannico

11/02/2016 di Redazione
Darwin Day: tantissime città nel mondo celebrano la nascita dello scienziato britannico

Il 12 febbraio 1809 nasceva Charles Darwin, uno degli scienziati più famosi del mondo. La prima grande celebrazione del centenario della sua nascita è avvenuta nel 1909, con numerose iniziative da Cambridge, a New York, alla Nuova Zelanda. Dagli anni Novanta ha preso piede la celebrazione annuale della nascita del noto biologo, come risposta ai numerosi movimenti creazionisti che hanno cercato di screditare le teoria darwiniane. Fu Robert Stephens, esponente dell'American Humanist Association (gruppo di matrice antireligiosa sorto nel 1941), a costituire nel 1993 l'International Darwin Day Foundation, da cui partì l'iniziativa di organizzare ogni febbraio incontri, dibattiti e manifestazioni varie in onore del naturalista inglese. In Italia invece la promotrice principale del Darwin Day, con iniziative sparse in tutta la penisola, è l'Unione degli atei agnostici razionalisti (Uaar), attiva su questo terreno dal 2003. Il ritardo di dieci anni non è casuale: deriva dal fatto che nel nostro Paese la polemica antievoluzionista è assai meno aspra per via del prudente atteggiamento ufficiale della Chiesa cattolica, ben diverso dall'accanito creazionismo di alcune confessioni evangeliche americane. Il Darwin Day è diventato l'occasione di celebrare non solo la figura del biologo britannico, ma anche per divulgare le acquisizioni della biologia evoluzionista. Tuttavia, salta all'occhio dalla mappa delle iniziative che queste si svolgano tutto nei Paesi con una maggiore secolarizzazione, mentre Darwin sembra restare un perfetto sconosciuto in Africa, in Cina e nel mondo islamico. Vero è anche che le teorie di Darwin hanno subìto numerosi tentativi di strumentalizzazione: quando nel 1859 uscì "L'origine della specie", il volume più famoso dello scienziato, il suo lavoro fu visto come un grande passo per la ricerca scientifica. La sua divulgazione avvenne però, in un momento in cui in Europa si andava affermando la nuova borghesia industriale, con la sua ideologia di "scalata sociale". Il meccanismo che faceva ruotare la società era la competizione, l'ambizione di uscire da una condizione mediocre per innalzarsi culturalmente ed economicamente. Il principio della selezione naturale fu presto visto come la giustificazione scientifica al meccanismo competitivo che stabiliva i rapporti di forza nella società. Un meccanismo che oltre a perpetuarsi all'interno della società, poteva tranquillamente giustificare anche l'aggressività di alcuni paesi più sviluppati ai danni di quello meno avanzati dal punto di vista industriale. Insomma, gli europei hanno interpretato la selezione naturale dello studioso inglese come una teoria di comodo, che potesse giustificare la spinta colonialistica di metà dell'Ottocento. L'interpretazione dell'opera di Darwin europea era perfetta per costituire una maschera a quello che in realtà era una messa in atto di una grande politica di potenza, di un uso spregiudicato della violenza e di una vantaggio impressionante per le esportazioni delle nazioni che grazie alle nuove industrie erano in grado di produrre quantità incredibili di beni.  Si costituì una mentalità razzista, per cui era assolutamente normale sovrastare le culture di paesi meno sviluppati; anzi era necessario.
Forse questo spiega il perché in certe culture le teorie di Darwin non hanno goduto dello stesso successo che nei paesi occidentali. Resta il fatto che oggi Darwin resta un simbolo della libertà scientifica e della libertà di pensiero che rifiuta di soccombere ai rigidi dogmi che certe correnti religiose vorrebbero imporre alla società tutta.