Mafia Capitale: Chiusura dei residence, protesta dei lavoratori: "120 licenziamenti"

04/02/2016 di Redazione
Mafia Capitale:  Chiusura dei residence, protesta dei lavoratori: "120 licenziamenti"

Proteste contro la chiusura dei residence per l'emergenza abitativa. Questa volta, ad annunciare di scendere in piazza non sono gli inquilini, stretti tra il buono casa e la perdita di qualsiasi diritto all'assistenza, ma i lavoratori. "Con la sospensione del servizio verranno licenziate 120 persone" scrivono in un breve comunicato stampa Fp Cgil e Cisl Fp di Roma e Lazio. Le sigle sindacali hanno organizzato per il  1 febbraio un sit-in di fronte alla sede del Dipartimento Politiche Abitative del Comune di Roma al quale prenderanno parte i dipendenti del Consorzio La Cascina impiegati nei Centro per l'assistenza alloggiativa temporanea (Caat) meglio conosciuti come residence.
Il commissario Francesco Paolo Tronca aveva posticipato di un mese, con una delibera alla fine di novembre, i tempi per la chiusura fissati dalla precedente amministrazione Marino per la fine del 2015 prorogando la scadenza al 31 gennaio. Il termine è arrivato e nessuna soluzione alternativa è stata trovata alla chiusura e alla conseguente perdita dei posti di lavoro. Gli operatori impiegati nei residence spiegano che le liste per l'assegnazione del buono casa procedono a rilento e per le famiglie si sta rivelando difficile trovare appartamenti in affitto con la sola garanzia comunale. E delucidazioni ufficiali dal Campidoglio sui tempi e sulle graduatorie del buono casa, nonostante le sollecitazioni, non sono arrivate. "È un processo graduale" ha spiegato la sub-commissario con delega alla Casa Clara Vaccaro in una recente intervista al Corriere senza però specificare i tempi dell'operazione. Le famiglie a cui trovare una sistemazione sono oltre mille e dopo che il bando per i cosiddetti Saat è andato deserto, all'amministrazione capitolina non è rimasto che il buono casa.
Una scelta "imposta" per gli inquilini che più volte hanno protestato chiedendo "una casa popolare". Il 15 gennaio scorso in Campidoglio si era anche svolta una partecipata protesta. In piazza movimenti, inquilini e alcuni lavoratori. "Avevamo in programma un incontro con il sub-commissario per fare il punto della situazione e lavorare ad alternative al buono casa. Ma all'ultimo momento è saltato. Da quel giorno non abbiamo ricevuto più alcuna convocazione".