Merkel sempre più isolata in Europa sulle politiche per l’immigrazione

18/02/2016 di Redazione
Merkel sempre più isolata in Europa sulle politiche per l’immigrazione

La cancelliera tedesca Angela Merkel è arrivata piuttosto isolata al vertice dell'Unione europea previsto per oggi a Bruxelles. La politica delle porte aperte ai rifugiati che la Cancelliera ha provato a perseguire dal settembre scorso, ha dovuto superare numerose prove di forza, non ultimo il caso delle molestie di Capodanno in Germania. La Merkel ha dovuto mediare col proprio partito senza scontentare il resto della coalizione di governo e come sempre ne è uscita vincitrice. Ma al vertice europeo oggi arriva senza pezze d'appoggio: la chiusura delle frontiere, che in un primo momento aveva riguardato solo l'Est europeo, è una possibilità che si sta estendendo a macchia d'olio fra i membri dell'Unione. Quando a respingere i migranti ed ergere muri era il governatore ungherese Orbàn, di chiaro stampo nazionalista, la preoccupazione era stata contenuta. Ma all'oggi la sospensione, seppur provvisoria, di Schengen ha riguardato molti fra i paesi capisaldo dell'Ue, come la Francia, l'Austria e la Svezia. Il flusso di migranti rimasto sempre costante negli ultimi mesi, sta spaventando tutti i Paesi dell'Unione e mettendo a rischio lo spazio Schengen. L'anno scorso sono entrati in Germania oltre un milione di rifugiati, Merkel è in difficoltà all'interno del partito e non trova sponde in Europa. Nel solo mese di gennaio sarebbero entrate nell'Ue 60 mila persone, per lo più in Grecia. La frontiera Sud del blocco preoccupa gli Stati ribelli dell'Est, pronti a costruire muri per arginare gli arrivi dalla rotta balcanica. Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno di nuovo voltato le spalle alle richieste tedesche. La cancelliera punta tutto su un accordo con la Turchia per fermare i trafficanti e limitare il flusso di migranti decisi ad arrivare in Europa. E se Atene e Ankara non riusciranno a tenere la situazione sotto controllo, Orbàn ha minacciato la costruzione di nuove barriere.
Molte critiche sono arrivate anche dal primo ministro francese Manuel Valls, che ha dichiarato l'intenzione della Francia di non partecipare ad alcuna redistribuzione dei profughi. La disponibilità mostrata lo scorso ottobre pare definitivamente spazzata via dalle stragi dell'Isis del 13 novembre.
L'Austria, più o meno sulla stessa linea, ha deciso di mettere un tetto all'accoglimento dei riufigiati, fissano la quota a 3.200 ingressi.  La Svezia, che a fine novembre ha annunciato una serie di restrizioni e controlli per limitare il numero di richiedenti asilo fino a ripristinare i controlli alle frontiere, ha annunciato a fine gennaio l'esplusione di 80mila profughi la cui richiesta è stata respinta. Finlandia e Olanda hanno a loro volta annunciato espulsioni di massa di aspiranti allo status di rifugiato.
La Germania sta cercando di tenere insieme un quadro europeo che appare sempre più disgregato e in cui lo scenario più probabile, al momento, sembra un rovesciamento delle posizioni di settembre: con una coalizione maggioritaria anti-migranti e la Germania messa all'angolo.