Rapporto Commissione Europea sull’implementazione dell’agenza sull’immigrazione: perplessità del Centro Astalli

18/02/2016 di Redazione
Rapporto Commissione Europea sull’implementazione dell’agenza sull’immigrazione: perplessità del Centro Astalli

La Commissione Europea ha pubblicato il 10 febbraio 2016 il Rapporto sull'implementazione dell'agenda sull'immigrazione e il Centro Astalli ha espresso nuovamente perplessità e preoccupazione sia sull'approccio alle questioni che sul merito delle misure. Secondo una nota del centro Astalli diverse sono le questioni lasciate insolute: la volontà, espressa nel rapporto, di mantenere in vigore il trattato di Dublino nonostante da più parti si stia invocando il suo superamento, e da diverso tempo.
Se l'intenzione dell'Unione europea è quella di mantenere in vita il trattato di Dublino, poco si comprenderebbe il finanziamento straordinario erogato alla Turchia per bloccare i migranti all'ingresso del paese o la sperimentazione del sistema hotspot in Italia e in Grecia.  Inoltre, proprio le notizie degli ultimi tempi confermano l'incapacità di tutti e tre gli stati menzionati nel compiere il proprio dovere: la Turchia ha lasciato in attesa al fronte 20 mila profughi siriani nelle ultime settimane. La Grecia è sull'orlo del disastro economico e l'isola di Lesbo - dove si concentrano la maggior parte degli sbarchi - è stata praticamente abbandonata dal Governo e lasciata in mano agli attivisti. L'Italia porta avanti strenuamente la trattativa con Bruxelles per reperire risorse per affrontare l'emergenza derivante dal costante flusso migratorio, ma le intenzioni del premier appaiono chiare: quelle risorse sarebbero usare per sanare il bilancio in qualche altra voce di spesa, non investite per migliorare il sistema d'accoglienza.
Valutazioni poco positive riguardano anche il nuovo sistema hotspot, in vigore dal novembre scorso, dato che secondo Astalli "abbiamo avuto la prova che la 'selezione' dei richiedenti asilo allo sbarco pone molte difficoltà per l'individuazione delle vulnerabilità e ha dato origine a molti casi di impropria gestione che hanno tagliato fuori decine di persone dalla procedura d'asilo". Nel documento infatti si evince che le persone che non sono di una nazionalità candidabile per la relocation (che al momento è prevista per Eritrea, Siria, Iraq e Repubblica Centrafricana) siano automaticamente considerate non bisognose di protezione.
Preoccupazione viene espressa anche per le politiche relative agli accordi di riammissione. " Già i Paesi in cui l'Italia sta effettuando i rimpatri appaiono quanto meno critici sotto i profili del rispetto dei diritti fondamentali: proprio in questi giorni la vicenda Regeni fa discutere anche l'opinione pubblica sull'Egitto. La prospettiva di riammissioni veloci in Gambia, Costa d'Avorio o addirittura Afghanistan e Pakistan ci pare quanto meno allarmante".
P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, ha ribadito che la necessità di "avere frontiere solide non può essere anteposta alla responsabilità dell'UE di creare vie legali e sicure di accesso per chi ha bisogno di protezione. Priorità sia il porre fine alle drammatiche stragi quotidiane a cui ci rifiutiamo di abituarci. Ma di questo nel documento non si fa cenno".