Senza cibo, né riparo, né assistenza sanitaria: questa è l’accoglienza per i migranti in alcuni Paesi UE

04/02/2016 di Redazione
Senza cibo, né riparo, né assistenza sanitaria: questa è l’accoglienza per i migranti in alcuni Paesi UE

L'Agenzia Ue per i diritti fondamentali (FRA) ha reso pubblici i dati raccolti tra novembre e dicembre 2015 sulla situazione dei migranti in nove paesi dell'Unione Europea con i maggiori flussi di migranti, tra cui anche l'Italia. Da quanto emerge dal rapporto, l'accoglienza europea non garantirebbe i diritti fondamentali né le basilari condizioni igienico-sanitarie: i migranti vivrebbero in moltissimi casi senza un riparo adeguato, senza cibo, senza toilettes, senza docce e senza assistenza sanitaria. "La situazione è particolarmente grave sulla prima accoglienza: in Italia Medici Senza Frontiere ha deciso di ritirarsi dal centro di accoglienza di Pozzallo denunciando le condizioni totalmente inadeguate. In Austria circa 4mila migranti, la metà dei quali bambini, non sono assistiti a livello provinciale e ciò sta bloccando i servizi di transito. Anche in Svezia le condizioni sanitarie sono critiche in alcuni casi occorre intervenire con ricoveri di emergenza. Terrificante l'immagine della stazione dei treni di Dobova in Slovenia dove circa mille migranti per treno non hanno accesso alle toilettes per diverse ore perché i servizi sono bloccati. Migliaia di richiedenti asilo aspettano per settimane all'aeroporto di Berlino- Tempelhof che le docce siano installate. Il continuo e frettoloso trasferimento di rifugiati in Croazia non lascia alle persone la possibilità di riposarsi e alle autorità croate il tempo e il modo di identificare e supportare i migranti più vulnerabili". Alle condizioni di estrema vulnerabilità si sta sommando anche un crescendo di razzismo fra le popolazioni locali che vivono dei pressi dei centri di prima accoglienza, a dispetto delle iniziali manifestazioni di solidarietà. La situazione si è aggravata in quei paesi che hanno deciso di chiudere le frontiere o che stanno subendo la chiusura di un paese limitrofo. Ovviamente, nessuno vorrebbe vivere accanto ad assembramenti di persone che vivono in condizioni di elevatissimo disagio: purtroppo, come spesso accade, la contromisura utilizzata dalla popolazione locale è quella del rifiuto e del razzismo e non della solidarietà e della richiesta di maggiori servizi per tutti alle istituzioni, locali ed europee. Istituzioni che oltre a non fare ciò che è necessario per la tutela dei migranti, spesso sono le prime a fomentare venti d'odio e razzismo: come nel caso del governo ungherese guidato da Orbàn, che nel dicembre scorso ha promosso una campagna su radio, giornali e tv contro i rifugiati, ritratti come potenziali terroristi. L'Ungheria si era già fatta notare nell'autunno 2015 per la feroce guerra messa in campo contro i rifugiati: respingimenti, chiusura delle frontiere, negazione di qualsiasi forma di assistenza e emanazione di una legge che ha trasformato in un reato l'attraversare le frontiere del paese illegalmente. Nel periodo preso in esame dalla FRA, circa 700 persone in totale sono state detenute in custodia cautelare dalla polizia e nei centri per l'asilo, dove i migranti difficilmente comprendono ciò che viene riferito dalle autorità. La corretta informazione e gli sforzi per assicurarsi la comprensione delle notizie non sembrano adeguati nemmeno in Italia, dove anche l'Associazione studi giuridici sull'Immigrazione (Asgi) ha espresso alcune critiche: le autorità distribuiscono un "foglio notizie" ai migranti in arrivo per identificare e distinguere rapidamente coloro che hanno diritto alla protezione internazionale dai migranti economici. Gli interpreti però non sono sempre presenti e il foglio appare agli avvocati di Asgi troppo generico e superficiale: la prima cosa che viene chiesta nel foglio di informazioni è il motivo della migrazione verso l'Italia e la prima opzione data è il lavoro senza la possibilità di spiegazioni o di scelte multiple. Quindi le persone appena arrivate vengono per lo più identificate come migranti economici, pur non essendolo, e viene loro assegnato un foglio di espulsione che si traduce il più delle volte in detenzione. Sono tante le iniziative che a livello locale cercano di favorire l'integrazione dei migranti, ma resta troppo carente il sistema complessivo dell'accoglienza. A queste si aggiungono le sempre più frequenti scorribande di gruppi di fascinazione neonazista, come quelli che hanno aggredito i migranti nella stazione di Stoccolma qualche giorno fa, i gruppi che hanno assaltato i centri d'accoglienza in Germania, gli episodi violenti che hanno dominato la cronaca a Roma, al centro di Tor Sapienza, poco prima che buona parte del settore fosse scosso dall'inchiesta di Mafia Capitale.