Turchia: 20 mila siriani bloccati ai confini e offensiva a danno dei curdi. Si teme “pulizia etnica”

11/02/2016 di Redazione
Turchia: 20 mila siriani bloccati ai confini e offensiva a danno dei curdi. Si teme “pulizia etnica”

Sarebbero 20 mila i siriani in fuga in questi giorni, di cui almeno la metà bloccati ai confini turchi.
La Turchia ha annunciato che aprirà i confini ai profughi in fuga dai combattimenti ma solo se non c'è altra scelta. Le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sono state molto dure e segnalano l'atteggiamento respingente del governo nei confronti dei migranti. Un atteggiamento che contrasta, invece, con la fiducia che l'Unione Europea ha dato alla Turchia erogando, recentemente, la cifra di ben 3 miliardi di Euro per la gestione del flusso dei profughi. La dichiarazione del presidente è arrivata, infatti, 24 ore dopo un richiamo formale dell'Unione Europa al paese, che aveva ricordato ad Ankara il dovere dell'accoglienza anche alla luce della disponibilità europea a sostenere economicamente la Turchia in questo difficile momento.
Da giorni, decine di migliaia di civili, in gran parte donne e bambini, hanno lasciato l'area di Aleppo, dove continuano a infuriare violenti combattimenti tra l'esercito siriano, sostenuto dalle forze aeree russe, e le milizie ribelli. E i problemi non sono solo questi: nella sua avanzata nella riconquista dei territori occupati dai ribelli, l'esercito siriano si sta avvicinando progressivamente ai confini turchi. I problemi interni con la minoranza curda potrebbero spingere Ankara a un intervento militare in territorio siriano.
Le notizie di questi giorni ci consegnano un quadro preoccupante rispetto a quando sta avvenendo nel Kurdistan turco. Il regime di Erdogan sta conducendo un'offensiva militare nelle città in cui vi è una maggiore organizzazione politica dei curdi. Presi di mira, questa volta, non sono solo i militanti del Pkk (organizzazione che, nonostante conduca da mesi una lotta all'Isis e abbia salvato la comunità Ezira sotto minaccia continua a comparire nelle liste internazionali delle organizzazione terroristiche), ma anche verso gli attivisti del partito curdo Hdp (Partito democratico dei popoli), che recentemente ha avuto una rappresentanza eletta nel parlamento nazionale. Le notizie delle ultime ore, riferiscono di città sotto assedio, senza cibo, acqua e corrente elettrica. L'esercito ha schierato i carri armati, soprattutto nella città di Cizre, divenuta uno dei simboli della resistenza curda. Proprio a Cizre l'esercito starebbe portando avanti un vero e proprio genocidio, che molti media internazionale definiscono un ritorno alla pulizia etnico da parte del governo curdo. Da circa 60 giorni la città è sotto assedio. L'esercito spara nelle strade e molti edifici sono crollati sotto i colpi delle artiglierie. Le ultime notizie riferiscono di veri e propri raid, in cui le forze armate avrebbero bruciato, cospargendole con la benzina, le cantine in cui la popolazione sta cercando riparo. Sarebbero 60 i morti degli ultimi giorni, arsi vivi nei loro rifugi. L'agenzia JINHA ha riferito di essere riuscita a raggiungere telefonicamente Derya Koç, ex presidente di zona del Partito Democratico dei Popoli (HDP) intrappolata in una cantina. La testimonianza è agghiacciante: l'attivista ha riferito che il gruppo era stato circondato dall'esercito e che sarebbero potuti essere uccisi in qualsiasi istante.  Già 20 civili feriti che si erano rifugiati ai piani superiori del palazzo sarebbero stati arsi vivi a causa di un incendio provocato dai militari. Secondo l'agenzia, sarebbe la terza "cantina della barbarie" di cui si ha notizia negli ultimi giorni.