1 Marzo, Tavolo Nazionale Asilo: conferenza stampa “Hot spot, luoghi di illegalità”

03/03/2016 di Redazione
1 Marzo, Tavolo Nazionale Asilo: conferenza stampa  “Hot spot, luoghi di illegalità”

Il 1 marzo 2015, nell'ambito della Giornata di Mobilitazione nazionale per i diritti dei migranti" si è tenuta la conferenza stampa su "Hot Spot,luoghi di illegalità".
La conferenza, alla quale erano presenti le organizzazioni del Tavolo nazionale Asilo e che ha visto gli interventi di Luigi Manconi - Presidente della Commissione Diritti Umani, Christopher Hein - Cir, Filippo Miraglia - Arci,  ha affrontato il tema hotspot denunciando pubblicamente il perdurare di pratiche illegali prodotte all' interno di essi. Nella sua introduzione, in qualità di Presidente della Commissione Diritti Umani, il Senatore Luigi Manconi  ha sottolineato i passi positivi che attualmente il governo italiano, insieme all'ausilio dalla Comunità di Sant'Egidio e della Chiesa Evangelica Valdese, sta facendo sulla questione accoglienza e protezione. Un risultato positivo è sicuramente l'arrivo di 93 persone di origine siriana che il 29 febbraio hanno raggiunto il suolo italiano grazie a quelli che in termini tecnici si definiscono "viaggi legali e sicuri". Si tratta della seconda tappa di un percorso iniziato nel 2013 a seguito del tragico naufragio del 3 ottobre con la discussione condivisa con le associazioni riguardo l'apertura di canali sicuri e corridoi protetti che consentano alle persone  che ne necessitano di poter svolgere le pratiche di protezione nei paesi dove si concentrano i flussi.
Il fatto che la virtuosa proposta si stia traducendo in azioni materiali conseguenti, nonostante il numero esiguo, di sole 93 persone, infatti, rispetto a quello maggiore di coloro che dovrebbero usufruire di un corridoio umanitario, funge da primo segnale di ciò che intelligentemente si può mettere in campo per affrontare la questione dell'attraversamento del Mediterraneo e dimostra che  "attivare corridoi umanitari - ha concluso il senatore Manconi- è la più ragionevole delle strategie".
L'intervento di Christopher Hein, presidente del Cir, ha mirato ad illustrare la normativa europea che prevede l'ammissione alla procedura di richiesta di protezione per tutti coloro che lo richiedono. Alla richiesta deve seguire l'ammissione nel territorio al fine di permettere l' accesso del soggetto alla commissione territoriale, deputata alla scelta di riconoscimento di protezione o l'eventuale negazione. In questa normativa si ribadisce il punto secondo cui non è ammessa alcuna discriminazione, né in base alla nazionalità di provenienza nè rispetto alle modalità di arrivo del migrante sul territorio (regolare-irregolare). Questo principio è stato però violato, da circa quattro mesi, in Sicilia (in particolare all'interno degli hot spot di  Lampedusa, Trapani e Pozzallo). Secondo alcune testimonianze, centinaia di migranti salvati dal naufragio nel canale di Sicilia e sbarcati sulla costa, non sono stati ammessi alla procedura, non è stata data l'opportunità di procedere con la richiesta di protezione o non è stata fornita alcuna informazione dalle forze di sicurezza, come prescritto dalla legge. Al contrario, sono stati serviti fogli di respingimento con i quali si invita il soggetto ad abbandonare entro 7 giorni il territorio italiano senza specificare in che modo, con quali mezzi economici lasciando il soggetto in condizioni deplorevoli nel territorio siciliano a cura della gente comune e alle associazione del territorio. Altro dato rilevante è che queste persone risultano essere provenienti, senza alcuna eccezione, da determinate nazionalità specie dall'Africa occidentale (Gambia, Senegal, Gana). Si tratta di una prassi italiana che obbedisce ad una logica più generale che si sta diffondendo in Europa secondo cui  i beneficiari del ricollocamento risultano essere esclusivamente richiedenti asilo provenienti da nazionalità in cui, secondo la media europea, il tasso di riconoscimento è più del 75 %. Questa prassi acuisce inoltre la differenza tra possibili rifugiati e migranti economici solo sulla base della nazionalità. Questo approccio rappresenta, in sintesi, una vera e propria discriminazione per etnia che viola il principio stesso dell'intero sistema internazionale di protezione rifugiati istituito nel 1951 con la convenzione di Ginevra secondo cui per riconoscimento del titolo conta solo la situazione individuale, la personale esposizione a persecuzioni e violenze.

Anche Filippo Miraglia, Arci,  focalizza il suo intervento sulla necessità di denunciare ciò che avviene alle nostre frontiere in merito ai temi di accoglienza e riconoscimento dello status. Gli hotspot rappresentano attualmente il punto nodale di un sistema europeo che tende a limitare l'accesso al diritto d'asilo, come dimostra anche l'accordo firmato con la Turchia per frenare il flusso di siriani in arrivo. Il governo italiano ad oggi risulta responsabile, in parte, dell' implementazione dell'operazione di discriminazione in base alla nazionalità ed afferma "se non si scardina il nodo di prassi illegittime all'interno del governo italiano non è possibile agire verso un cambiamento." La divisione sulla base della nazionalità crea inoltre l' ulteriore problema dei minori. Non si consente di proteggere i minori ed in alcuni casi si è tentato di riparare al danno generato dal sistema grazie all'incontro fortunato tra questi minori e le organizzazioni che lavorano sul campo. Tra le persone intercettate dalle organizzazioni purtroppo solo una parte ha avuto successivamente accesso al sistema di accoglienza dei richiedenti asilo dopo un percorso lungo fatto di ricorsi contro il respingimento e di domande di asilo mentre l'altra parte vive ancora per strada in balia delle prefetture italiane che utilizzano un atteggiamento diverso a seconda della provincia di appartenenza. Nel corso dell'incontro le associazioni hanno avanzato alcune richieste precise:"Chiediamo che negli hotspot l'attuale legge italiana venga scrupolosamente attuata, che i centri tornino ad essere luoghi di prima accoglienza e che quanti manifestano l'intenzione di chiedere protezione vengano ammessi alla procedura d'asilo senza distinzione. Poi, che le persone abbiano accesso ad un'accurata informativa fornita dall'Unhcr ed enti non governativi dopo lo sbarco e che le procedure per il ricollocamento vengano accelerate. Infine che l'Italia, insieme alla Grecia, promuova in sede comunitaria un approccio diverso che prescinda dalle restrizioni attualmente imposte e rinunci alle discriminazioni"

Conferenza promossa da: Acli, Arci, Asgi, Caritas italiana, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, Consiglio Italiano per i rifugiati, Comunità di Sant'Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Medici per i diritti umani, Medici senza frontiere e Senza Confine