25 anni fa, lo sbarco degli albanesi a Brindisi. La prima grande migrazione verso l'Italia

10/03/2016 di Redazione
25 anni fa, lo sbarco degli albanesi a Brindisi. La prima grande migrazione verso l'Italia

Era il 7 marzo del 1991, 25 anni fa, quando a Brindisi arrivarono quasi 27 mila profughi in fuga dall'Albania e dallo scenario incerto di un regime che stava crollando. Fuggivano da un paese sull'orlo del disastro economico, uno dei primi sconvolgimenti degli assetti europei a cui sarebbero seguiti quelli provocati dal definitivo crollo del Muro di Berlino, simbolo dell'assetto di potere di un'Europa che si apprestava a vivere una nuova e decisiva fase della sua storia. Quei 27 mila albanesi attraversarono il Mediterraneo in cerca di un futuro e trovarono ad accoglierli un'Italia impreparata. Al porto di Brindisi si affollarono, in meno di 24 ore, decine di piccole imbarcazioni e grosse navi mercatili gremite di uomini, donne e bambini.
All'arrivo trovarono ad accoglierli oltre ad alcuni cittadini e studenti ed alcuni volontari della Croce Rossa, pronti a distribuire vivande e teli per proteggersi dalla pioggia e del freddo, ma nessun'altra misura venne adottata per accogliere i tanti migranti sbarcati. All'indomani la città si è svegliata trovando migliaia di persone nelle strade, senza sonno e con molta fame. Il sindaco Giuseppe Marchionna ebbe ha avuto l'intuizione di capire che quello sconcerto, quegli sguardi incuriositi dei brindisini dalle finestre, avrebbero potuto trasformarsi in un momento in una incontrollabile guerra fra poveri, in un respingimento della popolazione locale. Registrò un messaggio alla radio, semplice ed efficace "hanno solo fame, aiutateli". Quel messaggio fu trasmesso ogni quarto d'ora e già a metà della giornata in città si era attivato un meccanismo di solidarietà spontanea senza precedenti: gli abitanti lanciavano sacchi di cibo dalle finestre, il prefetto Antonio Barrel trasforma 36 scuole in dormitori, Marchionna chiede alle mense aziendali di cucinare duemila pasti in più al giorno. Nel frattempo in città i condomini organizzano mense negli scantinati e nei garage, migliaia di persone aprono le porte delle proprie case: alcuni concedono l'uso della doccia, chi ha una stanza libera ospita donne e bambini. Uno sforzo trasversale, dai centri sociali alle parrocchie, dai cittadini alle istituzioni. La città riuscì così a sostenere l'emergenza, a dare ricovero a tutti, sfamare ogni persona. Gli aiuti statali giungeranno solo il 12 marzo, dopo quasi una settimana.
Quella del marzo 2001 fu la prima grande ondata di sbarchi nel nostro Paese. L'esodo di marzo si verificò alla vigilia delle prime elezioni libere e multipartitiche concesse dal dittatore Ramiz Alia. Nonostante il clima di fiducia e di speranza che si respirava in Albania, 25 mila persone (secondo le stime del Ministero dell'Interno) giunsero nei porti di Brindisi, Bari e Otranto su imbarcazioni di fortuna. All'impreparazione dello Stato italiano ha compensato la grande ondata di solidarietà, ma è in quel momento che possiamo rintracciare la nascita di massicce campagne massmediatiche allarmistiche in tema di immigrazione clandestina, invasione e stigmatizzazione del migrante.
Alla prima ondata di marzo ne seguì una seconda, nell'agosto dello stesso anno. In questa seconda fase, l'atteggiamento italiano fu meno degno di essere ricordato: circa 20 mila persone ammassate sulle oramai celebri navi (riproposte per giorni e giorni dai media e con le quali Benetton ci ha costruito anche una campagna pubblicitaria), furono rinchiuse nello stadio di Bari, in condizioni disumane e successivamente rimpatriate con la forza o con l'inganno. In questo breve lasso di tempo (Marzo-Agosto '91) i media italiani riuscirono a creare nell'immaginario collettivo lo stereotipo dell'albanese violento e criminale, rendendo così difficile per un immigrato il processo di integrazione nella nostra società. Ma fu proprio in quei mesi che furono realizzati su vasta scala episodi importanti di solidarietà e nuova cittadinanza in molte città italiane.