Chiudere le frontiere costerebbe 140 miliardi l’anno

03/03/2016 di Redazione
Chiudere le frontiere costerebbe 140 miliardi l’anno

Dimitris Avramopoulos, commissario Ue per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, in un documento pubblicato sul sito della Commissione che racconta i vantaggi derivanti dall'apertura delle frontiere in 26 Paesi europei, di cui 22 membri della Ue: benefici economici che dimostrano quanto tangibile ed efficare sia la creazione dello spazio Schengen e l'importanza di preservarlo. Non è certo un caso se il pamphlet è stato diffuso mentre il trattato sulla libera circolazione traballa sotto gli urti del terrorismo e della crisi dei rifugiati.
Quantificare gli effetti negativi in caso di sospensione o abbandono di Schengen è difficile. Il Fondo monetario internazionale, al momento della creazione dello spazio Schengen, aveva previsto un incremento del Pil dell'area compreso tra 1 e 3 punti percentuali, che ai valori attuali equivarrebbero a 30-90 miliardi di euro, grazie al maggior interscambio dovuto alla libera circolazione. La  Fondazione Bertelsmann ha azzardato invece delle previsioni, paventando il rischio di perdite fino a oltre 140 miliardi nei prossimi dieci anni. Secondo un altro studio, prodotto dall'istituto di ricerca tedesco Prognos, l'impatto sull'Italia sarebbe compreso tra circa 50 e 150 miliardi di euro, mentre Germania e Francia, da qui al 2025, potrebbero veder sfumare rispettivamente 235 e 244 miliardi di euro.  
Alcune stime riportate dell'Ispi, l'Italia potrebbe perdere dai 5 ai 18 miliardi, considerando che i territori dell'Unione Europea rappresenta il 55% delle esportazioni. Sono valori di poco inferiori, ma comparabili, a quelli della Germania (58%), della Francia (60%) e della Spagna (62%).
I controlli alle frontiere porterebbero a rallentamenti degli interscambi che oggi coinvolgono 1,7 milioni di lavoratori transfrontalieri e determinano 57 milioni di movimenti di trasporto stradale transfrontaliero all'anno. Il presidente della Commissione Europa Jean Claude Juncker ha dichiarato che un'ora di ritardo equivale a un costo stimabile in 55 euro per veicolo. Complessivamente la Commissione europea stima un impatto compreso tra i 5 e i 18 miliardi di euro solo di costi diretti.
Senza considerare i flussi finanziari e l'impatto sul turismo. Così come appare impossibile stimare le ricadute sui sistemi di sicurezza e di controllo unificato che sono stati introdotti sul traino di Schengen. Anche la sicurezza ha potuto godere della gestione condivisa delle frontiere e dell'introduzione di strumenti più efficaci di condivisione delle informazioni. Si pensi al sistema SIS II (il sistema di informazione Schengen di seconda generazione, nel 2013), che consente di effettuare e consultare segnalazioni relative a persone scomparse, a persone o oggetti connessi a reati e a cittadini di paesi terzi non autorizzati ad accedere allo spazio Schengen o a soggiornarvi, al sistema di informazioni visti Vis, che connette i consolati degli Stati Schengen nei Paesi che non fanno parte dell'Ue, le autorità nazionali e tutti i punti di attraversamento delle frontiere esterne degli Stati Schengen, nonché consente alle autorità competenti di condividere informazioni sulle domande di visto. Entrambi i sistemi si aggiungono ai più datati ma sempre attivi Eurodac e DubliNet: i costi di tali sistemi, che presumibilmente non verranno accantonati ma rafforzati, rappresentano solo una minima parte della spesa delle istituzioni europee per la sicurezza.
La nuova guardia costiera Ue potrebbe costare 280 miliardi l'anno, mentre il programma Frontex, il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne degli Stati della Ue e l'implementazione di accordi con i Paesi confinanti con l'Unione europea per la riammissione dei migranti extracomunitari respinti lungo le frontiere, ha già visto crescere con percentuali in doppia cifra il suo budget negli anni, arrivando nel 2016 a 254 milioni di euro. Nonostante ciò si appresta a essere sostituito dalla European border and coast guard agency, che secondo le stime costerà 280 milioni di euro all'anno, impiegando mille persone rispetto alle 400 di Frontex.