Crisi dei rifugiati: la morte clinica dell’Europa

03/03/2016 di Redazione
Crisi dei rifugiati: la morte clinica dell’Europa

È questo il titolo provocatorio dell'editoriale apparso sulle colonne del quotidiano francese Le Monde. Secondo Le Monde, l'ultima riunione dei ministri europei a Bruxelles ha dato prova dell'incapacità dell'Europa di gestire la crisi dei migranti. Proseguono i dissensi fra le forze europee, si accende il dibattito e si assumono i toni dell'invettiva. La realtà che ne emerge è quella di un'Europa frantumata e capace solo di ricatti senza solidarietà alcuna. Allo sgombero della giungla di Calais, il Belgio ha reagito chiudendo le frontiere. Lo scenario europeo è diventato quello di una totale mancanza di solidarietà fra i paesi, con incidenti diplomatici senza precedenti. Il risultato di questi conflitti lo stanno pagando i migranti, con le frontiere trasformate in una trappola e con la violazione dei diritti fondamentali. Ma la disintegrazione dell'Unione e la possibile fine della libera circolazione con la chiusura definitiva di Schengen, avrà una ricaduta su tutti i cittadini europei, nativi e migranti. I ministri riuniti a Bruxelles hanno ribadito nuovamente la loro volontà di trovare soluzione europee per continuare il processo di trasferimento dei rifugiati e di puntare sul sistema hotspot in sperimentazione dall'autunno scorso, ma i Balcani e l'Europa centrale, a cominciare dall'Austria, sono tornati alla loro decisione unilaterale di non far passare i migranti attraversi i propri confini, mettendo in discussione Schengen, anche se temporaneamente. Precedenti che si accumulano nel tempo, si moltiplicano e rischiano di mandare l'intero sistema al collasso, con ricadute pesantissime per l'Unione europea, in termini sia politici che economici.
Quello che non si può a fare a meno di notare, è il ruolo della Francia in questa difficile situazione: "L'Europa si decompone ogni giorno di più, e noi francesi abbiamo una responsabilità in questo". Il paese ha assunto una posizione di rigidità e totale chiusura, tradendo la sua storia d'accoglienza. Se agli appelli della Merkel il governo francese aveva risposto mostrando il suo appoggio, nei fatti, la politica della Francia ha seguito la strada diametralmente opposta. E se da un lato pesano gli attentati di Parigi in novembre e l'accreditamento di forze di estrema destra sul binomio terrorismo-immigrazione, la politica francese ha seguito in questi mesi la strada opposta a quella indicata dalla Cancelliera tedesca. Ma grandi segnali di apertura non c'erano stati nemmeno nel periodo precedente agli attentati: basta pensare alla questione della "giungla" di Calais o dei migranti arroccati sulla scogliera alla frontiera francese con Ventimiglia.
In questo momento, la questione dell'accoglienza dei rifugiati sta ponendo due problemi all'Europa: quello della sua democrazia interna e quello della solidarietà fra i paesi. L'isolamento della Grecia è il caso esemplare dei rischi che corre il futuro dell'Unione Europea: la chiusura delle frontiere pesa su un paese già ricattato dal punto di vista economico-finanziario, già debole e già in crisi.
In questa fase, l'Europa dovrebbe dotarsi di grandi soluzioni collettive, in grado di rispondere a emergenze di questa portata. Invece, lo scenario che stiamo vivendo, è quello di una disintegrazione dell'Ue e di una progressiva degenerazione delle situazioni più difficili. "A questo riguardo, non è più sufficiente fare ipocritamente la lezione ai vicini balcanici e ai greci stessi o di andare a supplicare i turchi sempre più attivamente impegnati nella guerra in Medio Oriente, promettendo loro un po' più soldi, o di incaricare la Nato di fare una guerriglia marittima contro i passeurs".  L'Unione Europea è di fronte a una crisi che potrebbe determinarne la fine, e i paesi fondatori, Francia inclusa, saranno presto chiamati dalla storia stessa a fare i conti con le proprie responsabilità.

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