Dossier statistico immigrazione 2015, al centro del Rapporto profughi, religioni e futuro dell'Europa

03/03/2016 di Redazione
Dossier statistico immigrazione 2015, al centro del Rapporto profughi, religioni e futuro dell'Europa

 Il Dossier Statistico Immigrazione 2015, per la prima volta realizzato in partenariato con la rivista interreligiosa Confronti e con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, in collaborazione con l'UNAR, continua a proporsi come uno strumento di diffusione e analisi dei principali dati statistici sull'immigrazione.
Come ogni anno, il dossier ha preso il via dalla dimensione internazionale ed europea, oggi più che mai utile a collocare il caso italiano all'interno di uno scenario più ampio e articolato, per poi soffermarsi sull'Italia e su quanto accaduto nel corso del 2014: flussi migratori, residenti e soggiornanti, inserimento lavorativo e sociale, discriminazioni e pari opportunità, convivenza interreligiosa. A quest'ultimo aspetto, in particolare, è stato riservato uno specifico spazio di riflessione, nella consapevolezza che le migrazioni e la convivenza con i nuovi cittadini di origine immigrata possono arricchire e dare nuovo riconoscimento anche al pluralismo religioso del nostro paese.
"Sappiamo che la religione è un fatto privato, una scelta intima e non è nostra intenzione fare statistiche sull'appartenenza religiosa", ha spiegato il presidente onorario dell'Idos Franco Pittau, "il nostro intento è quello invece di individuare l'appartenenza religiosa per capire la cultura, i costumi, i bisogni della popolazione migrante nel nostro Paese". La religione, quindi, è indagata in quanto aspetto determinante dei costumi e del modus vivendi delle comunità migranti presenti in Italia, utili a demistificare le paure di chi paventa l'islamizzazione del territorio nostrano o che tende ad assimilare le comunità migranti come un insieme omogeneo.
Il punto focale del dossier del 2015 non potevano che essere i profughi, vista l'emergenza migratoria che ha dominato le cronache europee per almeno la metà dell'anno appena trascorso. Una pressione migratoria che si costituisce una delle più grandi crisi umanitarie dalla fine della seconda guerra mondiale e i cui dati sono impressionanti: 60 milioni di richiedenti asilo,sfollasti e profughi a livello mondiale cresciuti di 8 milioni in un solo anno, 3,9 milioni di profughi solo dalla Siria. oltre 600 mila profughi giunti in Europa da gennaio a metà del settembre 2015.
Di fronte a questo scenario si può ben dire che dalle scelte che l'Europa deciderà di intraprendere dipenderà l'intero futuro del Continente. L'auspicio è che l'Unione europea sia in grado di accogliere i migranti e che dia loro i necessari strumenti di welfare per favorirne l'integrazione e trasformare la loro presenza in una ricchezza per la società: una ricchezza culturale e materiale, contributo demografico ed economico che l'immigrazione porta con sé. La situazione attuale, tuttavia, desta molta preoccupazione, per la crescente "atteggiamento di chiusura da parte di media, gruppi politici, istituzioni locali, che lanciano l'allarme invasione dei clandestini, innalzano muri di cemento armato e filo spinato o di rifiuto xenofobo e mobilitazione, a volte anche apertamente razzista.
Termini come "emergenza, esodo, invasione, clandestini sono entrati nel nostro vocabolario quotidiano, ma sono termini tutt'altro che neutri, perché "evocano scenari drammatici ed ansiogeni che lasciano presagire la fine di una civiltà, quella occidentale, sopraffatta da flussi fuori controllo e per la loro natura ostili alle politiche di integrazione".
In realtà, proprio i numeri sull'immigrazione in Italia dimostrano come il nostro sia soprattutto un paese di immigrazione consolidata, con ben cinque milioni di stranieri stabili e integrati nel nostro paese, che subiscono al pari degli italiani le oscillazione dell'occupazione della crisi economica ma che stanno anche contribuendo alla ripresa. La mancanza nel nostro paese di una legislazione utile alla regolarizzazione stabile dei migranti già integrati appare quindi come l'elemento di maggiore difficoltà di stabilizzazione dei lavoratori stranieri nel nostro paese. Le difficoltà a trovare quadri di riferimento normativo si legano al crescente clima di insicurezza e di paventata "invasione", che si è inasprito a partire dal 2011, l'anno in cui è iniziata la stagione della "migrazione ad ogni costo", un fenomeno ben diverso da quello delle migrazioni consolidate.
A giudicare da questa situazione, sarà possibile attendersi tre diversi scenari in Europa: quella di una accoglienza degna e di politiche sociali in grado di favorirla; la seconda opzione è quella dei respingimenti, della strada intrapresa da quei paesi che stanno erigendo reti, recinzioni e muri; la terza è che "non essendo in grado di sostenere il prezzo della prima ipotesi e non volendo pagare il filo della seconda, l'Europa possa spaccarsi". Un fallimento che sarebbe irreparabile.
Non siamo comunque di fronte a strade destinate tutte a fallire, ma alla necessità di sperimentare politiche di ricostruzione e sostegno, in Europa e fuori dall'Europa, vista la dimensione globale e transnazionale dei fenomeni migratori. " Solo in questo quadro potranno comporsi in maniera armoniosa i flussi migratori cominciati in Italia 40 anni fa".