I costi umani e monetari della Fortezza Europa

17/03/2016 di Redazione
I costi umani e monetari della Fortezza Europa

Solo dall'inizio del 2016 sono morte o scomparse nel tentativo di raggiungere l'Europa 443 persone. Dalla metà del 2015 le rotte migratorie sono cambiate: la maggioranza dei rifugiati è entrata in Europa attraverso la Turchia, passando per lo stretto tra l'Anatolia e le isole greche. Al cambiamento delle rotte è corrisposto anche l'aumento dei morti nel Mediterraneo orientale, il Mar Egeo, che i rifugiati stanno tentando di attraversare costantemente anche in questi mesi invernali, con condizioni meteorologiche avverse. Ma un tasso di mortalità molto alto si riscontrava anche negli anni precedenti la crisi umanitaria che ha fatto seguito all'inasprirsi del conflitto in Siria.
L'UE ha risposto intensificando i controlli alle frontiere e delegando alla Turchia la responsabilità di affrontare la crisi. Durante il vertice UE-Turchia del 7 marzo scorso, i governi europei hanno concordato di abbandonare la Convenzione del 1951 sui rifugiati, approvando il respingimento di tutti i nuovi arrivi dalla Turchia, in diretta violazione del principio di non respingimento del diritto internazionale. Da metà febbraio il Mar Egeo è pattugliato da ben quattro navi NATO, con l'obiettivo di fermare i trafficanti. In caso di salvataggio, però, i profughi non arriveranno in Europa, ma verranno consegnati in Turchia che ha il compito di ostacolare il loro progetto migratorio.
È sulla stessa lunghezza d'onda il tentativo che sta facendo l'Ue di costringere la Grecia a intrappolare, letteralmente, i migranti sul proprio territorio. Da qui la decisione di destinare 700 milioni di auti alla Grecia, in un progetto che spingerà i profughi ad avventurarsi via mare attraverso l'Albania, e quindi verso l'Italia.
In generale si può dire che la politica più perseguito dall'Ue in questa fase, è quella del rafforzamento dei confini esterni dell'Unione, per salvare la libera circolazione sancita da Schengen, messa spesso a rischio da diversi governi negli ultimi mesi.
I finanziamenti a Frontex sono aumentati del 76% rispetto al 2015, ma si tratta comunque di solo 250 milioni di euro, ovvero una frazione dei fondi complessivi stanziati per impedire alle persone di entrare o rimanere in Europa, come riportato dall'indagine 2015 di Migrants' Files. La polizia tedesca e quella turca hanno inasprito i controlli ai danni di chi aiuta i profughi a muoversi sfuggendo i controlli, sequestrando dei passaporti lasciati in bianco. Il Trattato di Schengen è definitivamente sospeso. Anche se non si conosce con certezza la quantità di denaro pubblico speso per il controllo dei confini, la cifra stimata del peso della chiusura delle frontiere sull'economia europea è circa l'1% del PIL totale.
Numerosi sono stati i casi di chiusura con le frontiere, sia nella penisola Balcanica che nel cuore continentale dell'Europa. Fra gli ultimi episodi, c'è la chiusura della frontiera fra la Francia e il Belgio, che Bruxelles ha deciso di attuare a seguito dello sgombero della jungle di Calais, nel timore che quelle persone avrebbero potuto riversarsi nel paese.
Le notizie di questi giorni riportano scenari inquietanti al confine fra la Grecia e la Macedonia, con i migranti imprigionati dalle reti in un paese che non dà loro possibilità.
I rapporti fra gli stati si stanno deteriorando sotto il peso della crisi umanitaria: nel febbraio scorso, la Grecia ha richiamato il suo ambasciatore in Austria dopo che Vienna ha ospitato un vertice sulla migrazione nei Balcani senza invitare Atene. È stata la seconda volta che uno Stato membro dell'UE richiama il suo ambasciatore da un altro Stato membro. Germania, Danimarca e Austria hanno intensificato i controlli alle frontiere. Questa informazione è state scoperta dai media, e non la Commissione Europea, che avrebbe ufficialmente il compito di monitorare l'Area Schengen.
Le difficoltà e la mancanza di un sistema d'accoglienza efficace e in tutti paesi, diventa un elemento particolarmente pericoloso per le fasce più deboli di migranti: pensiamo, per esempio, ai 10 mila minori scomparsi, di cui non vi è più tratta. Molti di loro saranno finiti nei tanti giri della prostituzione e dello spaccio di droga in Europa. Un vero e proprio esercito di bambini e ragazzi che in molti casi vivono in condizioni di semi-schiavitù.