Il paradosso dell'accoglienza in Italia

17/03/2016 di Redazione
Il paradosso dell'accoglienza in Italia

L'accoglienza diventa sempre più un affare per privati. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell'Interno, su circa 100 mila migranti e richiedenti asilo accolti sul territorio nazionale, il 70% è ospitato in un Cas (centro di accoglienza straordinario) e solo il 22% in uno Sprar (sistema per richiedenti asilo e rifugiati). Il dato mostra chiaramente che nella maggioranza dei casi la gestione  dell'accoglienza è affidata a soggetti privati che dopo aver partecipato a un bando della prefettura si mettono a disposizione: dagli albergatori ai ristoratori, fino ai proprietari di casolari e alle cooperative. Solo una minima parte, invece, è ospitato in un centro gestito dal ministero dell'Interno attraverso il servizio centrale Sprar e affidato, sempre tramite bando all'ente locale.
I numeri dimostrano come dal 2011, l'anno in cui ci fu la prima "emergenza migratoria" dal Nord Africa, come fu definitiva, nonostante il flusso di migranti nel nostro Paese sia stato sempre costante, si sia persa l'occasione di affrontare il problema in modo strutturale. Tante sono le cause di questa situazione: la mancanza di una visione globale e strategica per la ricerca di una soluzione duratura, che tenga conto della persistenza del fenomeno e non continuirli a trattarlo - erroneamente - come un fenomeno estemporaneo. A questo si aggiunge la reticenza di moltissimi amministratori locali. Lo dimostra l'ultimo bando lanciato dal ministero dell'Interno per ampliare la rete Sprar di altri diecimila posti, a cui gli enti locali hanno risposto mettendone a disposizione soltanto la metà, cioè cinquemila.  Continuare a gestire il fenomeno in maniera emergenziale, però, alimenta la speculazione. Le associazioni del Tavolo Asilo denunciano numerose situazioni in cui l'accoglienza è diventata un vero e proprio business. Manca anche un meccanismo che assicuri la completa trasparenza sui costi sostenuti: nel caso dello Sprar c'è un sistema di controllo efficace, che manca per i Cas. Ma non solo. Gli Sprar danno un apporto positivo all'economia locale: secondo il Rapporto accoglienza, tra il 2007 e il 2014 le province a più forte presenza di Sprar anno dimostrato una tenuta maggiore dei posti di lavoro rispetto a quelle meno coinvolte nel sistema. Questo perché con un sistema di monitoraggio e controllo, è più facile che i soldi spesi dai migranti restino nei territori.
Le associazioni del Tavolo Asilo chiedono si inizi a discutere l'organizzazione di un sistema d'accoglienza nazionale, che esclusa i privati e il rischio della speculazione economica sulla pelle dei più deboli. A questo, potrebbe accompagnarsi proficuamente una discussione sulla divisione per quote d'accoglienza in Regioni, secondo criteri di distribuzione che tengano conto della situazione demografica ed economica della Regione, ma anche del progetto migratorio di chi arriva nel nostro Paese.