Iran Human Right: l’aumento delle esecuzioni capitali anche grazie ai contributi Europei

24/03/2016 di Redazione
Iran Human Right: l’aumento delle esecuzioni capitali anche grazie ai contributi Europei

Il 17 Marzo  Iran Human Right (IHR), in cooperazione con "Ensable contre la peine de mort"(ECPM), ha pubblicato il rapporto annuale sulla pena di morte in Iran. Il Report fa riferimento all'anno 2015 ed analizza l'andamento dei  numeri delle esecuzioni  rispetto anni precedenti, i metodi di esecuzione, le  accuse e la distribuzione per aree geografiche;  969 esecuzioni  (circa il 29% maggiore rispetto al 2014) di cui 373 casi sono stati annunciati da fonti ufficiali e 57 effettuate in luoghi pubblici. In maggioranza, si tratta di esecuzioni per accuse di traffico di droga (66%)  omicidi (21%), rapine (6%).  Se sono note le gravi e ripetute violazioni dei diritti fondamentali  sanciti dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo da parte del sistema teocratico Iraniano, non lo sono allo stesso modo  le responsabilità da parte dei Paesi Europei e dell'Italia rispetto alla pratica delle esecuzioni.  L'Ufficio delle Nazioni Unite su droga e crimine (Unodc) stanzia dal 1985  circa 60 milioni di dollari alle forze di Teheran e Islamabad per contrastare lo spaccio di droga nelle zone a rischio ma, secondo un rapporto di Repriev (organizzazione britannica per i diritti umani), questi soldi finirebbero per finanziare pene capitali aumentando inevitabilmente il numero delle esecuzioni. Si registrano almeno 30mila condanne a morte eseguite con finanziamenti europei e spesso non si tratta di grandi trafficanti. A subire la pena di morte o le amputazioni in piazza sono giovani, spesso molto giovani, prestati allo spaccio per aver assicurata la propria dose. Il 2015 è stato un anno in cui la Repubblica Islamica Iraniana è uscita dall'isolamento mediatico attraverso gli accordi nucleari ed il clima diplomatico non è mai stato dei migliori tra Iran e Europa. A marzo2015, durante i negoziati tra Iran, USA e Ue i media iraniani riportavano la notizia per la prima volta di una punizione "accecante" di un uomo nelle carceri di Karaj. L'Italia risulta il secondo contributore, dopo la Gran Bretagna, in Iran attraverso i 7,6 milioni di dollari per Programma regionale per l'Afghanistan e i paesi confinanti. Circa 2,3 milioni sono finiti in Iran. In occasione del lancio del Report annuale, "Iran Human Right" e ECPM hanno quindi chiesto maggiore attenzione sul tema della pena di morte e dei diritti umani da parte dei partner finanziari dell'Iran. Secondo Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore dell'IHR "l'Europa non può restare in silenzio difronte al record di esecuzioni in Iran."
Mentre l'Italia dovrebbe rispettare i suoi impegni, non versare contributi a paesi che usano la pena di morte.