La famiglia Regeni chiede la verità sulla morte di Giulio “non costringeteci a mostrare le foto”

31/03/2016 di Redazione
La famiglia Regeni chiede la verità sulla morte di Giulio “non costringeteci a mostrare le foto”

Paola e Claudio, i genitori di Giulio Regeni, il ragazzo scomparso al Cairo il 25 gennaio e ritrovato senza vita il 3 febbraio, hanno parlato in una conferenza stampa al Senato il 29 marzo. Giulio, che al Cairo faceva il ricercatore presso un'università, è stato ucciso in circostanze che restano tutte da chiarire.  Nonostante l'impegno - almeno formale - del presidente Al Sisi e i nuovi dettagli emersi sul caso, continua ad aleggiare un'ombra fitta sulla morte del giovane Regeni. L'ultima ricostruzione fornita dalla polizia egiziana del distretto di Shobra al Khaima parlerebbe di un omicidio ad opera di una banda criminale locale, che avrebbe rapito, torturato e poi ucciso Giulio, prima di essere a sua volta sterminata dalle forze dell'ordine. Il 24 marzo scorso, infatti, il Ministero dell'Interno aveva diffuso sui social network la notizia dell'uccisione di cinque uomini appartenenti a una banda armata specializzata nel rapimento di stranieri, che era solita agire indossando delle divise di polizia.  A conferma del legame fra gli uccisi e l'omicidio di Regeni, le autorità avrebbero allegato al posto su Facebook una fotografia in cui comparivano i documenti di Giulio, ritrovati in una sacca di pelle rossa nell'appartamento in cui gli agenti avevano fatto incursione.
Nonostante l'impegno personale del presidente Al Sisi, i nuovi dettagli emersi sul caso non fugano i dubbi sulla ricostruzione fornita dalla polizia egiziana del distretto di Shobra al Khaima. La famiglia non crede alla versione propugnata dagli agenti egiziani e nella conferenza stampa al Senato le parole della madre Paola sono state molto dure e di attacco frontare al regime di Al Sisi. La signora ha dichiarato che una morte così atroce non si vedeva in Italia dalla fine del nazifascismo e che suo figlio ha fatto la fine di tanti partigiani a cui è toccata, in guerra, la medesima sorte, ma che suo figlio "non sapeva di essere in guerra". E il suo pensiero, oltre che a lui, è andato ai tanti egiziani, dissidenti col regime, ai quali è toccata la stessa sorte di Giulio. L'appello della famiglia è che venga fatta chiarezza e che siano stabilite le responsabilità per quanto accaduto. Al momento, permane la decisione di non rendere pubbliche le foto del corpo martoriato di Giulio, che la madre ha riconosciuto solo dal naso, per i segni di violenza. Un volto in cui ha visto "tutto il male del mondo". Male che si è abbattuto sulla giovane vita del ricercatore italiano, ucciso, secondo il parere della madre, "per le sue idee".
Una storia che riguarda l'Italia, secondo partner europeo del Cairo dopo la Germania, ma evidentemente tutta la comunità internazionale che, come dimostrano anche le campagne che i giornali americani hanno lanciato in questi giorni sul caso Regeni, ha acceso le luci sul governo di Al Sisi e sui suoi metodi, così come denunciato dalle Ong internazionali.
Proprio la partnership economica con l'Egitto potrebbe saltare se non verrà fatta chiarezza sulla scomparsa di Regeni. La partita diplomatica fra l'Italia e l'Egitto varrebbe cinque miliardi di investimenti, dal maxi giacimento di gas di Zohr al business sull'edilizia e l'energia attorno a Suez.  I nuovi affari italiani sono stati messi in stand by, comprese le prospettive aperte nella missione dei 60 imprenditori italiani, al seguito al seguito del ministro Federica Guidi, proprio quando il corpo di Giulio fu ritrovato. Ma la famiglia Regeni chiede anche la sospensione degli accordi già in essere, a partire proprio dall'affare dell'Eni che, già ai primi di febbraio, si era mossa per chiedere al governo del Cairo risposte credibili e in tempi brevi. Francesco Boccia del Pd, presidente della Commissione Bilancio della Camera, ha dichiarato che di fronte al caso Regeni non c'è accordo economico che tenga, e "l'Egitto deve chiedere scusa". È già arrivata la chiamata per "consultazioni" dell'ambasciatore italiano al Cairo e aleggia una minaccia ben più grossa: l'inserimento dell'Egitto nella black list della Farnesina come paese a rischio. Il che costituirebbe un danno economico molto grave, visto il gran flusso di turisti dall'Italia nel paese delle piramidi.