Più partenze che arrivi: l'Italia si scopre un paese d'emigrazione

31/03/2016 di Redazione
Più partenze che arrivi: l'Italia si scopre un paese d'emigrazione

Dall'Unità a oggi, la storia italiana si è caratterizzata per un dato molto alto d'emigrazione. E anche nel 2015, i dati rivelano che i numeri di chi ha scelto di trasferirsi all'estero potrebbero essere più alti di quelli degli immigrati nel nostro Paese. Secondo l'Istat il "saldo migratorio" fra persone che si stabiliscono nel Paese e quello che lo lasciano resterebbe positivo, anche se è sceso nel corso degli ultimi anni. Ma un'attenta analisi dei dati mostra che sia tra i migranti in arrivo nel nostro Paese, che proseguono il viaggio in direzione nord Europa che fra i nativi italiani, la scelta di lasciare il Belpaese occupa una buona fetta percentuale. Per quanto riguarda gli italiani, sarebbero Germania, Gran Bretagna e Svizzera le mete preferite che, secondo l'Istat, hanno assorbito circa un terzo dei nostri migranti. Molti degli arrivati non cancellano la residenza italiana, ma hanno la necessità di registrarsi nel nuovo paese per ottenere l'assistenza sociale, il medico di base o per iscriversi agli uffici di collocamento per il lavoro. La discrasia dei dati è tale da far riflettere: per l'Istat - che si basa sui dati registrati solo in Italia - sarebbero 17 mila gli italiani che si sono trasferiti in Germania, ma nella Repubblica federale il dato risulta maggiore di ben quattro volte. Anche i numeri degli immigrati italiani in mano alle amministrazioni di Londra e Berna sono superiori di almeno tre volte rispetto a quelli registrati dall'Istat. Unendo tutti i dati, se ne potrebbe dedurre che ad aver abbandonato il Belpaese nel 2015 sarebbero state ben 435 mila persone, circa il triplo del dato dell'Istat. Il che significherebbe che l'Italia stia perdendo in media 300 mila persone all'anno, se si conta anche il crollo dell'indice di natalità rispetto ai decessi. Un crollo demografico che tradotto in termini economici significherebbe una perdita sul Pil di circa lo 0,3%, che contribuirebbe a una spirale di crollo dei consumi che va a inasprire la stagnazione dell'economia. Insomma, dati che fanno riflettere e che smentiscono, di fatto, chi paventa "l'invasione straniera" nel nostro Paese.