Referendum anti-trivelle, parte la campagna per il Sì. Tra i sostenitori famosi, Dario Fo e Dacia Maraini

10/03/2016 di Redazione
Referendum anti-trivelle, parte la campagna per il Sì. Tra i sostenitori famosi, Dario Fo e Dacia Maraini

Entra nel vivo la battaglia referendaria contro le trivellazioni in Italia. La campagna in vista del voto è partita ufficialmente con una conferenza stampa, alla Camera dei deputati, del comitato promotore composto dai rappresentanti di nove regioni italiane (Basilicata, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto). Tuttavia, già da diversi giorni sui social network, tanti dei diversi comitati e associazioni hanno cominciato a inondare il web di messaggi per il Sì. Alla conferenza stampa è stato ricordato che nonostante le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia,le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. I presidenti delle Regioni hanno esposto le loro preoccupazioni, valutando gli altissimi rischi delle trivellazioni sul turismo e la pesca. Proprio questi sono i temi che si spera facciano leva sull'opinione pubblica e spingano la gente a recarsi alle urne il prossimo 17 aprile. Affinché il risultato sia positivo, non solo dovranno vincere i sì, ma si dovrà raggiungere il quorum del 50%. Esprimendo la propria preferenza, i cittadini avranno la possibilità di decidere se abrogare la norma in base alla quale le concessioni petrolifere già rilasciate hanno effetto fino all'esaurimento dei giacimenti. Ossia ad oggi si trivella fino a quando c'è gas o petrolio, anche se la concessione è in realtà scaduta.
È attesa invece per il 9 marzo la pronuncia della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei due conflitti di attribuzione sollevati dalle regioni, che riguardano altrettanti quesiti su piano aree e doppio regime per il rilascio dei titoli. Sia il quesito referendario sul doppio regime per il rilascio dei titoli, infatti, sia quello sul piano aree non sono stati ammessi al referendum da Cassazione e da Consulta. Ma sei Regioni hanno proposto due diversi conflitti d'attribuzione tra poteri dello Stato: il primo nei confronti della Cassazione e un secondo (sul piano delle aree) anche nei confronti di Parlamento e Governo. La prima decisione della Corte Costituzionale riguarderà l'ammissibilità di tali conflitti. In una successiva camera di consiglio, verrà esaminato invece il merito delle questioni proposte