Summit Bruxelles: rimandato al 17 marzo l’accordo finale di cooperazione

10/03/2016 di Redazione
Summit Bruxelles: rimandato al 17 marzo l’accordo finale di cooperazione

Lunedì 7 febbraio il Premier turco insieme ai capi di Stato e di governo dei 28  Paesi Ue si sono riuniti a Bruxelles per accelerare i lavori su un piano congiunto europeo sulla crisi dei migranti. Due vertici in dieci giorni, il secondo Summit in tre mesi con la Turchia ed il Consiglio Europeo previsto per il 17-18 marzo. Un momento decisivo per decidere il destino di Schengen, dei rifugiati e frenare ciò che si sta trasformando in un' autentica catastrofe umanitaria alle frontiere. Secondo gli accordi di novembre 2015, l'Ue ha dovuto stanziare 3 miliardi di euro da destinare a cibo e alloggio dei quasi 3 milioni di rifugiati che vivono in Turchia oltre che dare il via ai colloqui sull'adesione turca in Europa attraverso un alleggerimento delle restrizioni sui visti per 75 milioni di turchi. In cambio, Ankara avrebbe dovuto reprimere scafisti e arginare il flusso di persone in viaggio per l'Europa.
Se il quadro internazionale europeo prima del vertice appariva non lineare, con Germania e l'Italia pronta a firmare una lettera contenente proposte di revisione delle regole di Dublino oltre che la creazione di un sistema istituzionalizzato di ricollocamento europeo e dall'altra parte si assiste alla chiusura delle rotte balcaniche, la conclusione del summit non ha chiarito le perplessità sul piano futuro e rischia di far deragliare l'accordo di novembre tra Ue e Turchia.
Durante il vertice di lunedì la Turchia ha alzato il tiro mettendo sul tavolo dei 28 paesi proposte politiche e ulteriori finanziamenti offrendo di accogliere i migranti sbarcati in Grecia ( economici e richiedenti asilo), in cambio di un  meccanismo secondo il quale per ogni profugo siriano riammesso, ne venga accolto un altro in modo legale dalla Turchia. Questo costerebbe circa 6 miliardi in più di finanziamento e, secondo il l'amministrazione di Erdogan, la certezza di un proseguo delle operazioni di collaborazione per il processo di adesione all'Ue e la liberalizzazione dei visti a giugno. Dopo 12 ore di discussione, i capi di stato hanno deciso di continuare a negoziare con il premier turco Ahmet Davutoglu per arrivare a un accordo finale sulla gestione comune dell'emergenza profughi entro la data in cui si svolgerà il Consiglio europeo. Sulla gestione della ripartizione dei migranti vi è però un dibattito di origine etico e morale: la scorsa settimana più di 300 migranti respinti in Grecia sono stati rinviati in Turchia (in maggioranza afgani, marocchini e pakistani). Il diritto internazionale proibisce rendimenti dei richiedenti asilo verso paesi se vi è un rischio di morte o di persecuzione e nessuno dei paesi membri dell'Ue, con la sola eccezione della Bulgaria, considera la Turchia un paese sicuro e rispettoso dei diritti umani. Il vertice arriva inoltre in un momento imbarazzante per le relazioni UE-Turchia dopo che il governo turco la scorsa settimana ha preso il controllo di Zaman , il più grande giornale del Paese quotidiano , da sempre critico nei confronti del presidente , Recep Tayyip Erdogan, e il suo partito Giustizia e Sviluppo.
La cancelliera tedesca, Angela Merkel , ha descritto la cornice della proposta turca come " una svolta " per scoraggiare i profughi dal fare la traversata in mare verso la Grecia  ma afferma " l'Europa avrà bisogno di più tempo per definire i dettagli dell'accordo finale" mentre l'Italia, secondo le dichiarazioni del premier Matteo Renzi, si dice ferma sulla sua posizione: "vogliamo un riferimento alla libertà di stampa in Turchia o non firmiamo il documento". La proposta ha incontrato una forte resistenza anche sul fronte dei Paesi dell'est, Ungheria in primis, contraria alle quote di accoglienza forzata. Intanto, i leader hanno accolto la proposta della Commissione di ritornare ad un completo funzionamento dello spazio Schengen di libera circolazione prima della fine dell'anno. Allo stato attuale, più di 35.000 persone sono intrappolate in Grecia a causa della chiusura del confine macedone mentre le persone che stanno sbarcando sulle coste variano tra le mille e le duemila. Altre 3mila persone sono state Sgombera a Calais senza possibilità di poter lasciare il territorio francese alla volta del Regno Unito. Riguardo la proposta italo-tedesca della procedura d'asilo comune europea, secondo Cameron "non c'è alcuna prospettiva di aderire. Avremo il nostro modo di fare le cose, mantenendo i nostri confini".