Turchia: il caso Zaman e la libertà di stampa nell’amministrazione Erdogan

10/03/2016 di Redazione
Turchia: il caso Zaman e la libertà di stampa nell’amministrazione Erdogan

La Turchia sta attraversando una delle più gravi crisi democratiche della sua storia recente.
L'amministrazione Erdogan, già nota per la politica di repressione ai danni dei disobbedienti e per l'agghiacciante teatro di sanguinari eventi contro la popolazione che vive nella regione curda, questa volta ha alzato l'asta dell'ostilità nei confronti della libertà di stampa e di informazione la cui vittima, come spesso accade, risulta essere la libertà di parola e di opinione. Sabato 5 marzo è stato posto sotto amministrazione controllata il primo quotidiano per diffusione in Turchia, Zaman. L'accusa è quella complotto contro le istituzioni e propaganda terroristica a favore del presunto «stato parallelo» creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato nemico giurato del presidente Recep Tayyip Erdogan. Nell'ultima pubblicazione del giornale era uscita una pagina completamente nera, in cui campeggiava la scritta "Anayasa askıda", "Costituzione sospesa". Alla mossa giudiziaria sono seguiti forti scontri difronte la sede del giornale tra le forze di opposizione e la polizia che, in assetto antisommossa, ha fatto irruzione all'interno della redazione  con spray urticante e acqua colorata allontanando i giornalisti presenti e la folla all'uscita. I manifestanti accusano il governo di intervenire illegittimamente  per tutelare se stesso andando contro i diritti costituzionali che tutelano le libertà civili. Tante infatti le coincidenze che fanno pensare ad una scelta repressiva da parte del governo di Erdogan: la Corte che ha ordinato l'irruzione nella sede di Zaman risulta essere la stessa che ha deciso, poche settimane prima dei fatti, di lasciare per 92 giorni nelle carceri turche  il direttore ed il caporedattore della rivista Cumhuriyet, sotto processo per lo scoop sulle armi in Siria. I due giornalisti sono stati poi rilasciati grazie all'intervento della Corteo Costituzionale che ha ritenuto gli articoli pubblicati nient'altro che esercizio della libertà di espressione. I giornalisti di Zaman hanno reagito lanciando in tempo di record due nuove pubblicazioni: il giornale online Yarina Bakiş e la piattaforma Turkish Minute, dove vengono raccolti articoli in lingua inglese che la nuova gestione di Zaman rifiuta di pubblicare. Non si sa quanto potranno durare queste "contro-pubblicazioni" certamente rivelano come l'intervento dei giudici fosse atteso da tempo e nelle redazioni ci si fosse preparati al peggio. Il Committee to Protect Journalists si dice "allarmato" per il tentativo di "soffocare i residui di giornalismo critico in Turchia", mentre Human Rights Watch denuncia una "censura scandalosa". D'altra parte i dati dimostrano che ci sono più giornalisti in carcere nel Paese della mezzaluna che in Cina.