Unhcr e Medici Senza Frontiere si ritirano dall'hotspot di Lesbo in protesta all’accordo Ue Turchia

24/03/2016 di Redazione
Unhcr e Medici Senza Frontiere si ritirano dall'hotspot di Lesbo in protesta all’accordo Ue Turchia

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e Medici senza frontiere (Msf) hanno richiamato i loro operatori da Lesbo e dalle altre isole greche denunciando le violazioni dei diritti umani compiute dalle autorità in seguito all'accordo tra Unione europea e Turchia sui migranti.  L'accordo, siglato fra Bruxelles e Ankara e in vigore dal 20 marzo, stabilisce infatti che chiunque raggiunga la Grecia in modo "illegale" (cioè tutti, perché un modo legale non esiste) sia rispedito indietro in quel paese. Come contropartita alla chiusura della rotta si prevede il ricollocamento dalla Turchia sul suolo europeo di 72mila siriani, sulla base del principio "uno contro uno": per ogni migrante rimpatriato, un altro sarà ammesso. Il sistema ha un che di perverso: chi ha provato a venire illegalmente sarà automaticamente escluso, ma i ricollocamenti non saranno avviati fintanto che non ci sarà un numero corrispondente di persone rimandate indietro. Nel testo dell'accordo non viene specificata la modalità con cui verranno attuati questi obiettivi, compare solo l'indicazione di 72mila come numero massimo di persone da accogliere. Ma un'accoglienza riservata a sole 72mila persone appare impossibile e inadeguata se si pensa che un milioni di profughi sono già entrati nell'Unione Europea passando per quella rotta e ai 143mila arrivati solo dall'inizio del 2016. In Turchia vivono oggi più di due milioni di siriani fuggiti dalla guerra, più altre migliaia di afgani e iracheni, che non sono nemmeno contemplati nei ricollocamenti, ma che scappano dagli effetti delle guerre nei loro paesi. Le conseguenze sono del tutto prevedibili e saranno disastrose: centinaia di migliaia di profughi continueranno ad attendere vanamente negli hotspot in Grecia, o resteranno intrappolati in Turchia, che non si farà scrupolo a deportarli fuori dai confini del paese. L'Unione Europea, che ha vantato il proposito di voler risparmiare migliaia di morti, si sta rendendo complice di un meccanismo che potrebbe provocare ben più gravi crisi umanitarie. In una nota, Medici Senza Frontiere spiega di aver preso "la difficile decisione" di chiudere le attività all'hotspot di Moria, sull'isola di Lesbo, "a seguito dell'accordo tra l'Unione Europea e la Turchia che porterà al ritorno forzato di migranti e richiedenti asilo dall'isola greca. Continuare a lavorare nel centro ci renderebbe complici di un sistema che consideriamo sia iniquo che disumano. Non permetteremo che la nostra azione di assistenza sia strumentalizzata a vantaggio di un'operazione di espulsione di massa e ci rifiutiamo di essere parte di un sistema che non ha alcun riguardo per i bisogni umanitari e di protezione di richiedenti asilo e migranti". Da domenica scorsa è entrato in fatti in vigore l'accordo che l'Unione Europea ha siglato con la Turchia, che prevede il respingimento dei migranti presenti in Grecia verso i paesi di origine e di transito. Così in Grecia si è iniziato ad arrestare coloro che approdavano sull'isola a bordo di barconi provenienti dalla Turchia. In questi giorni, i migranti sono detenuti in centri di registrazione dell'Ue e funzionari governativi greci si stanno occupando di garantire la supervisione dei "punti caldi". La portavoce dell'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), Melissa Fleming, ha dichiarato che le isole della Grecia non hanno la capacità di garantire che i migranti possano essere accolti e ascoltati al fine di permettere la corretta valutazione della loro possibilità di richiedere asilo.