Aborto, Consiglio d’Europa contro l’Italia: medici e infermieri non obiettori sono discriminati

14/04/2016 di Redazione
Aborto, Consiglio d’Europa contro l’Italia: medici e infermieri non obiettori sono discriminati

La Cgil ha presentato un ricorso al Consiglio d'Europa sostenendo che i lavoratori dei servizi sanitari che non fanno obiezione di coscienza - come previsto dalla legge 194 che regola l'interruzione di gravidanza nel nostro Paese - sono sistematicamente discriminati in Italia. Il Consiglio d'Europa ha accolto il ricorso, ribadendo che gli i medici e gli infermieri non obiettori si limitano a prestare un servizio previsto e disciplinato dalla legge in vigore e quindi "non c'è alcun motivo ragionevole od obiettivo per questa disparità di trattamento".
La reazione della Ministra alla salute Lorenzin è stata di stupore "dal 2013 a oggi abbiamo installato una nuova metodologia di conteggio e nella relazione che abbiamo presentato al Parlamento recentemente non ci risulta una sfasatura. Ci sono soltanto alcune aziende pubbliche che hanno qualche criticità dovuta a problemi di organizzazione. E siamo intervenuti anche richiamando". Per il ministro "siamo nella norma, anche al di sotto. E non c'è assolutamente lesione del diritto alla salute". La Cgil ha replicato che i dati forniti alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo erano aggiornati al 7 settembre 2015.
Un'inchiesta del Corriere della Sera del gennaio 2016, ha dimostrato come in Italia ormai abortire sia una missione impossibile. La media degli obiettori di coscienza è del 70% dei medici e degli infermieri. Ci sono regioni dove si toccano picchi altissimi: il 93,3% in Molise, dove in pratica la legge 194 non esiste. Seguono la Basilicata con il 90%, la Sicilia con l'87,6%, la Campania con l'82% e il Lazio con l'80% di obiettori. Se si escludono la Valle D'Aosta che sta al 13, 3 % e la Sardegna che sta al 49,7%, tutte le Regioni di Italia sono sopra il 50%, anche le Regioni cosiddette di sinistra, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche.