Amnesty International: nuova ricerca al confine meridionale Turco contro accordo Ue-Turchia

07/04/2016 di Redazione
Amnesty International: nuova ricerca al confine meridionale Turco contro accordo Ue-Turchia

Amnesty international punta il dito verso i nuovi accordi UE-Turchia del mese di Marzo con una nuova ricerca che mira ad indagare nelle periferie al confine meridionale della Turchia :  circa 200.000 risultano essere le persone sfollate lungo 20 chilometri di confine turco e, dal mese di Gennaio, le autorità turche hanno radunato ed espulso verso la Siria gruppi di circa 100 uomini, donne e bambini siriani al giorno. Dai primi dati emersi appaiono notevolmente ridimensionati i numeri delle registrazioni nelle province visionate dall'organizzazione per i diritti umani. La registrazione è necessaria per accedere ai servizi di base ma a Gaziantep, per esempio, Amnesty International ha raccolto diverse denunce che raccontano storie di persone con necessità di interventi chirurgici di emergenza alle quali viene  negata la possibilità di registrarsi e, di conseguenza, di operarsi oppure ad  Hatay, provincia al confine Turco meridionale, dove persone in attesa di registrazione sono state arrestate e costrette al rimpatrio in Siria  insieme con i rifugiati trovati senza documenti di registrazione. Secondo alcuni cittadini siriani da entrambi i lati del confine, il rafforzamento della sicurezza alla frontiera e la mancanza di qualsiasi mezzo regolare per attraversarla hanno finito per spingere le persone nelle mani dei trafficanti, che chiedono almeno 1000 dollari a testa per entrare in Turchia. La mattinata del 4 Aprile ha visto partire il primo gruppo di respinti in Turchia dal territorio Greco e la la vicedirettrice per l'Europa e l'Asia centrale di Amnesty International Gauri van Gulik ha rilasciato questa dichiarazione:

"L'avvio dell'attuazione dell'accordo rappresenta simbolicamente l'inizio del pericoloso disimpegno da parte dell'Europa rispetto alla protezione dei rifugiati. In un clima dominante d'incertezza e paura, ci sentiamo obbligati a chiedere: attraverso quali procedure vengono individuate, per essere rinviate in Turchia, le persone che si trovano negli hotspot greci? Cosa ne sarà di loro una volta in Turchia? È evidente che la Grecia e l'Unione europea nel suo complesso sono clamorosamente impreparate e che in nessun modo vi saranno garanzie sufficienti, in Turchia, per la sicurezza dei rifugiati. Fino a quando questo stato di cose non cambierà, chiediamo che non vi siano ulteriori ritorni in Turchia".