I volontari del Centro Baobab impegnati per la riapertura

14/04/2016 di Redazione
I volontari del Centro Baobab impegnati per la riapertura

Tornerà l'esperienza del centro accoglienza Baobab, che l'estate scorsa ha rappresentato un centro di aggregazione dei volontari che hanno voluto dare una risposta dal basso all'emergenza dovuta ai tanti profughi che sono fuggiti in massa dagli scenari di guerra in Africa e in Medio Oriente. Dopo lo sgombero a opera delle forze dell'ordine, i volontari che avevano animato quell'esperienza hanno deciso di riprendere l'iniziativa per creare il primo centro per transitanti della Capitale. Stando alle intenzioni, il progetto potrebbe prendere avvio in pochi mesi, si chiamerà Baobab experience e non sarà più a Via Cupa, ma sempre in zona, alla sede dell'ex Istituto Ittiogenico, a pochi passi dalla stazione degli autobus Tiburtina. L'area dell'ex Istituto Ittiogenico è molto spaziosa, ma in stato d'abbandono: un totale di 6 mila metri quadrati che comprende due stabili e un giardino. Uno spazio che potrà diventare un centro d'accoglienza e assistenza a tutto tondo, grazie anche alla firma di un protocollo di intesa tra diverse associazioni che permetterebbe di garantire l'assistenza sanitaria, uno sportello legale, corsi di lingua e attività ludiche per bambini.
Al centro Baobaob di via Cupa, da giugno fino a settembre 2015 sono stati accolti circa 30mila migranti in transito nella capitale. Il centro è stato poi stato chiuso e sgomberato per un'ordinanza  del Commissario straordinario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca. Nelle promesse iniziali del Comune il progetto sarebbe dovuto andare avanti, ma in un'altra area da destinare. Un'ipotesi, poi tramontata, era quella dell'ex Ferrhotel di via Tiburtina . I volontari hanno proposto, con tanto di progetto dettagliato, l'ex Istituto Ittiogenico, ma nonostante diverse riunioni, non hanno ottenuto una risposta. "Abbiamo deciso di andare avanti da soli - aggiunge Viviani - anche perché vorremmo iniziare la riqualificazione prima che inizino gli arrivi massicci e si crei una nuova situazione emergenziale. A Roma questo è ormai un fenomeno strutturale, di cui le istituzioni faticano a prendere coscienza". In questi mesi, anche se con numeri più contenuti, è continuato il via vai in via Cupa, dove è stato allestito uno sportello di consulenza al di fuori dell'ex Baobab. L'ultima ad arrivare questa mattina è stata una donna eritrea con un bambino di 3 mesi, partorito in Libia. Ma sono tanti anche i casi di minori non accompagnati: "L'altra sera al presidio si è presentato un minore non accompagnato del Gambia: sbarcato in Sicilia ad ottobre, ha vissuto per mesi fuori da tutti i circuiti accoglienza, ha dormito in stazione ad Agrigento finché non ha deciso di prendere il treno per Roma - racconta ancora Viviani - . Quando è venuto da noi abbiamo subito chiamato un'operatrice di Save the children per aiutarlo. Mentre parlavamo con lei sono arrivati altri tre ragazzini eritrei, di 13 anni circa, che erano scappati dalla Sicilia, ed erano arrivati a Roma senza sapere dove andare. Il via vai è continuo, di storie così ne incontriamo tutti i giorni, vorremmo costruire un sistema di accoglienza e tutela per queste persone". Una rete nazionale di accoglienza dal basso. L'idea è anche di mettere in rete l'esperienza romana di accoglienza dal basso con le tante iniziative sorte nelle diverse città italiane,  dai porti del sud Italia dove i migranti sbarcano, alle città di frontiera (Milano, Ventimiglia, Bolzano). "E' importante che ci sia uno scambio continuo di informazioni, soprattutto per salvaguardare le figure più fragili - spiegano i volontari - come i minori non accompagnati, le donne in stato di gravidanza o le persone con particolari patologie". Proprio per questo a fine mese si  terrà a Roma una 3 giorni (dal 29 aprile al 1 maggio)  dal titolo Pensare migrante, che riunirà gli attivisti di tutta Italia per una prima assemblea nazionale. Sono previsti anche woorkhsop e dibattiti sul fenomeno migratorio.