Il Tribunale Civile interviene sul “Villaggio Attrezzato” di Masseria del Pozzo a Giugliano in Campania

07/04/2016 di Redazione
 Il Tribunale Civile interviene sul “Villaggio Attrezzato” di Masseria del Pozzo a Giugliano in Campania

L'8 aprile al Tribunale di Napoli nord si terrà la prima udienza dell'azione civile contro la discriminazione promossa dall'associazione OsservAzione ed alcuni rom abitanti nel campo di Masserizia del Pozzo, a Giugliano in Campania. L'azione riguarda le 400 persone che, a seguito dello sgombero avvenuto nel 2011, sono state confinate nel 2013  nell'area dell'ex Resit, zona insalubre adiacente a una discarica ad alto tasso di inquinamento ambientale per la comprovata presenza di rifiuti tossici e con condizioni abitative al di sotto degli standard. Nel 2014 numerosi residenti nel campo hanno deciso, insieme alle associazioni che lavorano sul territorio, di depositare un esposto presso il Tribunale di Napoli Nord alla Procura della Repubblica per il riconoscimento del carattere discriminatorio della misura emergenziale di un insediamento monoetnico, segregante con il quale si cerca di porre rimedio al problema del ricollocamento a seguito di sgombero dei campi in Italia. La questione si inasprisce maggiormente quando il 4 Febbraio 2016 il Ministro Alfano, il governatore della Campania De Luca e il Sindaco di Giugliano Poziello, con un protocollo di intesa, decidono di trasferire gli abitanti di Masseria del Pozzo all'interno di un altro insediamento monoetnico denominato "eco-villaggio". Il progetto avrebbe inoltre costi elevatissimi (circa 1,3 milioni di euro) e rientrerebbe nel piano di Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom approvata dal governo italiano nel 2012. Secondo le  associazioni che si stanno occupando della vicenda, la misura rappresenta invece la totale assenza di ragionamento su una pianificazione di medio-lungo termine. Trent'anni di "politica dei campi" in Italia, infatti hanno ampiamente dimostrato come tali interventi, nati come temporanei, si siano poi tramutati in soluzioni abitative di fatto permanenti, con un contestuale deterioramento delle condizioni abitative ed il reiterare oltre alla segregazione spaziale su base etnica anche violazioni dei diritti umani di persone che già sono state oggetto di una politica discriminatoria.