In dieci anni sempre meno studenti all’università: tra le causa, il diritto allo studio a rischio

28/04/2016 di Redazione
In dieci anni sempre meno studenti all’università: tra le causa, il diritto allo studio a rischio

Tra i tagli ai fondi statali, le soglie per accedere alle borse di studio che si alzano di anno in anno e l'anomalia tutta italiana degli «idonei non beneficiari», il sistema del diritto allo studio è in pericolo. Non solo: a pagare il prezzo più alto sono studenti e studentesse del Mezzogiorno, che sempre più rinunciano all'università. 
Stando ai dati, negli ultimi dieci anni le università hanno perso 453 mila studenti: dai 336 mila immatricolati dell'anno accademico 2003/2004, siamo arrivati ai 270mila del 2014/2015. Il calo è intorno al 20%, concentrato soprattutto nel Sud, tra Calabria, Campania, Sardegna e Sicilia, mentre Lazio e Lombardia si confermano ai primi posti per immatricolazioni e continuano a crescere. E a fare il paio con la diminuzione delle misure di sostegno agli studenti, c'è anche l'aumento costante delle tasse, che ha superato il 60% negli ultimi dieci anni.
Un quadro per niente confortante che dista anni luce dagli obiettivi dell'Unione europea, che nel documento strategico 2020 ha incluso anche l'aumento de gli investimenti in ricerca e sviluppo fino al 3% del Pil, abbattere la dispersione scolastica arrivando al di sotto del 10 per cento e raggiungere il 40 per cento dei laureati tra i 30 e i 24 anni.
L'Italia non è al passo in nessuna delle voci in capitolo: gli investimenti sulla ricerca sono meno di un terzo di quelli auspicati dall'Ue, con una media europea superiore di 6 punti, intorno 1,5% del Pil. Inoltre il Belpaese che lamenta la fuga dei cervelli all'estero, è anche il fanalino di coda per percentuale di laureati tra i trentenni: la media europea sfiora il 38%, mentre noi siamo fermi al 20 %, superati da tutti i paesi dell'Ocse, come confermato dall'ultimo rapporto Education at Glance. Dopo anni di riforme universitarie volte al risparmio e che puntavano il dito sugli sprechi, i dati confermano invece, che non è qui la causa di una soglia di laureati così bassa: difatti, la spesa media per un laureato italiano è al di sotto delle altre esperienze europee. Solo in Spagna e Francia è più alta del 70%, mentre quella tedesca e svedese sono più del doppio.
Il sistema del diritto allo studio si basa sui finanziamenti statali e sulle tasse regionali pagate dagli studenti e i contributi del territorio. Il calo costante dei finanziamenti statali ha fatto sì che siano le Regioni a dover assicurare la copertura delle borse di studio, con gravi mancanze per la maggior parte di esse. La differenza di ricchezza da Regione a Regione ha contribuito ad aumentare il divario fra le diverse città d'Italia, dove il Sud ne esce ovviamente penalizzato. E a parte pochissime eccezioni, molte regioni non riescono a erogare i servizi previsti dal diritto allo studio a quegli studenti che rispondono ai criteri per ottenerli: da qui nasce la figura anomala degli "idonei non beneficiari", coloro cioè che meriterebbero le prestazioni di sostegno allo studio ma non le ricevono per mancanza di fondi.
Nonostante la crisi Francia, Germania e Spagna hanno aumentato il numero dei borsisti, mentre in Italia è nata la figura dell'idoneo non beneficiario, cioè chi avrebbe diritto a un sostegno dello Stato, ma non lo riceve perché non ci sono risorse. L'Italia anche in questo caso è il fanalino di coda in Europa, con il 10 per cento dei beneficiari, mentre Germania e Francia viaggiano tra il 21 e il 27. Nei paesi del Nord Europa, si oscilla tra il 75 e il 90 per cento.