Israele, torna la “caccia” agli attivisti per i diritti umani e le Ong filo palestinesi

21/04/2016 di Redazione
Israele, torna la “caccia” agli attivisti per i diritti umani e le Ong filo palestinesi

Nuova stretta contro le Ong e gli attivisti per i diritti in Palestina da parte del governo Israeliano di Netanyahu dopo che, il 28 marzo, il giornale Yedioth Ahronoth ha deciso di ospitare all'interno del Convention Center di Gerusalemme una conferenza dedicata interamente alla lotta contro il movimento BDS e la sua campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni dei prodotti israeliani coltivati in terra palestinese. Costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005, il movimento BDS ha riscosso enorme partecipazione anche tra la popolazione israeliana tanto da rappresentare un "pericolo da combattere ed annientare". Omar Barghouti, promotore del gruppo è attualmente tra i principali bersagli. Nel corso della conferenza "anti- BDS" Gilad Erdan, ministro per la Sicurezza Pubblica e questioni strategiche, ha usato parole forti contro l'attivista per i diritti umani: "i membri del BDS dovranno pagare il prezzo delle loro azioni" mentre Ariah Deri, Ministro degli Interni, ha minacciato di privare Omar Barghouti della libertà di movimento nel territorio. Di metà aprile la pubblicazione del Rapporto di Stato americano sulle Pratiche dei diritti umani per il 2015 ha accusato Israele, Fath e Hamas di "violare i diritti umani dei palestinesi". Il documento, rilasciato il 14 aprile, attacca duramente lo stato ebraico per i "vari abusi" compiuti a danno della popolazione palestinese e attivisti. Tra questi, lo studio cita espressamente i casi degli arresti arbitrari, la tortura dei detenuti e le restrizioni sulla libertà di movimento e di parola. Per questi motivi, le minacce nei confronti della campagna e gli internazionali che la animano preoccupa l'intera comunità palestinese e non. Presa di mira anche una tra le più grandi organizzazione palestinesi per i diritti umani, al-Haq, che da mesi riceve serie minacce di morte contro lo staff internazionale e quella israeliana "Breaking the silence", costituita da ex militari israeliani che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica in materia di abusi, a volte criminale, dell'esercito nei Territori Palestinesi Occupati. Tante le condanne infatti anche sulle pratiche israeliane relative alla "demolizione e confisca di proprietà palestinese, le limitazioni della libertà di espressione, di raduno e di associazione nonché le dure restrizioni alla libertà di circolazione interna ed esterna dei palestinesi". Uno scenario preoccupante che rimanda inevitabilmente alla torture subite nel carcere israeliano dall'attivista italiano dell'ISM Vittorio Arrigoni nel 2011 alla morte della giovane Rachel Corrie, attivista statunitense, uccisa da un bulldozer israeliano mentre tentava di difendere una famiglia dalla demolizione della propria casa nel 2003.