Rapporto OsservaSalute 2015: L’Italia tra gli ultimi nella prevenzione sanitaria

28/04/2016 di Redazione
Rapporto OsservaSalute 2015: L’Italia tra gli ultimi nella prevenzione sanitaria

La fotografia sullo stato di salute degli italiani e la qualità dell'assistenza nelle nostre regioni riportata nel Rapporto OsservaSalute 2015 non appare delle migliori. Nelle cinquecento novanta pagine del rapporto si  intravede qualche timido miglioramento negli stili di vita degli italiani, per esempio si fuma meno e si riduce la sedentarietà. Ma nel complesso gli italiani risultano ancora poco attenti alla propria salute e non adottano strategie preventive e stili di vita adeguati a proteggerli dalle malattie evitabili. Ad allarmare è il dato che riguarda il mancato aumento dell'aspettativa di vita infatti, se nel 2014 l'aspettativa di vita degli italiani corrispondeva nello specifico ad 80,3 per gli uomini e 85 per le donne nel 2015 risultano essere 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne. Per la prima volta in Italia il dato non accenna ad aumentare, sintomo chiaro di un malessere diffuso e di mancate buone pratiche. Strettamente connesso a questo vi è la questione delle campagne di prevenzione e screening minate dalla crisi economica. In aumento l'incidenza dei tumori prevedibili ne sono un esempio tra tutti. Si consolino i divari territoriali tra nord e sud Italia: nel meridione i finanziamenti pro capite (in media minori rispetto agli altri paesi europei) risultano essere più bassi per la spesa sanitaria rispetto alle città del nord. Nel 2014 l'Italia ha speso 1817 euro a testa, in linea con l'anno prima. Altro dato dell'incidenza nei dati delle disuguaglianze territoriali si esplicita nell'aumento del numero di persone in sovrappeso ed obese specie nel sud: nel periodo 2001-2014 le persone in sovrappeso sono passate dal 33,9 al 36,2 per cento, gli obesi dall'8,5 al 10,2 per cento. Capitolo critico è quello delle vaccinazioni, in particolare l'antinfluenzale per gli over 65, scesa dal 2003 al 2015 dal 63,4 al 49 per cento. Possibile responsabile di questo trend potrebbe essere la campagna mediatica anti-vaccini diffusa negli ultimi anni. L'utilizzo di anti depressivi in ultimo risulta dal rapporto OsservaSalute in leggero aumento ed il numero di suicidi è passato dai 7,23 casi su centomila del biennio 2008-2009 ai 7,99 del biennio 2011-12.  Insomma, non solo il nostro Paese destina appena il 4,1% (dati dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - OCSE) della spesa sanitaria totale alle attività di prevenzione, ma "la prevenzione risulta la funzione più sacrificata anche a livello regionale, specie laddove vi è la pressione a ridurre i deficit di bilancio. Infatti, dagli indicatori riferiti all'erogazione dei LEA emerge che le Regioni in piano di rientro non rispettano gli standard stabiliti dal Ministero della Salute per le funzioni relative alla prevenzione. In particolare nel Lazio e in Sicilia il punteggio calcolato per il monitoraggio dei LEA sull'attività di prevenzione si attesta, rispettivamente a 50 e 47,5, mentre il valore soglia stabilito dalla normativa deve essere superiore o uguale a 80. "Anche quest'anno", avverte il professor Walter Ricciardi, "le analisi contenute nel Rapporto Osservasalute segnalano numerosi elementi di criticità, in quanto confermano il trend in diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione per la sanità, l'aumento dell'incidenza di alcune patologie tumorali prevenibili, le esigue risorse destinate alla prevenzione e le persistenti iniquità che assillano il Paese e il settore della sanità".