Roma Accoglie: 6 elementi chiave per la buona accoglienza a Roma

28/04/2016 di Redazione
Roma Accoglie: 6 elementi chiave per la buona accoglienza a Roma

L'Area Metropolitana ha fra i propri residenti oltre 500 mila persone di origine straniera, stabilmente inserite nelle diverse nicchie economiche e sociali e che spesso vivono più di altre il disagio della crisi. Cittadini per cui il ricatto permesso di lavoro/soggiorno, si unisce alla crescita del disagio e della disoccupazione, all'impossibilità di partecipare alla vita politica della città, alle forme di esclusione imposte da una guerra pilotata fra ultimi e penultimi. Una città in cui accoglienza ed esclusione, convivenza e rifiuto, riscatto sociale e devianza si incrociano, soprattutto nei guasti delle periferie. A pagarne i danni maggiori, oltre ai rom, che restano emblema del rifiuto, ci sono oggi, al centro dell'attenzione, i richiedenti asilo, che passano la vita fra strutture di prima accoglienza straordinarie (CAS) o ordinarie (SPRAR); minori e vulnerabili, persone a cui sembrano preclusi tutti i percorsi che portano ad una completa autonomia. Con queste persone vanno costruiti percorsi comuni per giungere a eliminare alla radice le condizioni di violazione perenne dei più elementari diritti umani.
Roma è la città in cui si sono realizzate, anche in questo campo, le peggiori speculazioni: la vicenda, ancora agli inizi, di Mafia Capitale ne è la dimostrazione inequivocabile. E' anche la città della delibera n. 140/2015, usata dal Prefetto Tronca per cancellare con un colpo di spugna decine di esperienze di auto-organizzazione e di solidarietà dal basso che hanno garantito sino ad oggi accoglienza e servizi sociali sul territorio.
Siamo consapevoli che buona parte dei cambiamenti, anche legislativi, andrebbero prodotti in un quadro nazionale e europeo ma, per le vicende che riguardano rom e rifugiati gli Enti locali possono essere i garanti e i tutori delle politiche d'inclusione, operando un decentramento. In uno slogan: dal territorio della cittadinanza, alla cittadinanza territoriale. I Municipi, in accordo con le strutture del
Comune, possono essere protagonisti della risposta a una domanda di accoglienza e di costruzione di ambiti di convivenza.
La discontinuità che chiediamo di veder sperimentata richiede alcune prerogative:
1) Trasparenza per ogni ambito delle politiche di accoglienza, dalla localizzazione e gestione dei centri, a tutto ciò che riguarda l'agire sul territorio.
2) Controllo pubblico, che va garantito mediante un'autorità indipendente, che verifichi tanto le condizioni degli ospiti quanto quelle degli operatori dei centri e il rispetto degli impegni assunti dagli enti gestori.
3)Microaccoglienza. Attraverso il superamento dei grandi centri che si trasformano in ghetti e impediscono il realizzarsi di percorsi di autonomia degli ospiti. Centri con poche persone, rapporto numerico fra ospiti e operatori concordato, ripartizione in appartamenti per portare rapidamente a percorsi di indipendenza.
4) Appalti. Sostituzione nei bandi di affidamento dei criteri di offerta al massimo ribasso o economicamente più vantaggiosi, con quelli che privilegiano la qualità dei servizi e il rispetto di chi lavora.
5) Esclusioni. Coloro che negli anni non hanno ottemperato agli obblighi contrattuali previsti all'atto dell'assegnazione dei centri vanno esclusi da ogni appalto per un periodo proporzionale alle responsabilità. Vanno garantite clausole di salvaguardia sociale per evitare che le negligenze dei gestori ricadano sugli operatori.
6)Partecipazione. Chi intende amministrare Roma deve costruire pratiche concrete di partecipazione alla vita sociale, culturale, politica ed economica della città, valorizzando le diverse provenienze, impedendo di far percepire come minaccia i nuovi arrivati, costruendo pratiche di incontro e di costruzione di una città plurale.

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