Scandalo Panama papers: anche italiani fra i milionari coi soldi in un paradiso fiscale

07/04/2016 di Redazione
Scandalo Panama papers: anche italiani fra i milionari coi soldi in un paradiso fiscale

L'opinione pubblica europea e mondiale è stata scossa, in questi giorni, da alcuni documenti trapelati da una delle più importanti società del mondo che si occupa di creazione e gestione delle società off shore. Una lunga inchiesta ha coinvolto una decina di quotidiani internazionali e i risultati di questo lungo lavoro di ricerca sono stati resi noti domenica sera.  Il nome "Panama papers" deriva dalla fuga di notizie relative all'attività una società panamense, la Mossack Fonseca, una società che si occupa di creare e gestire per conto dei suoi clienti, società in stati con condizioni fiscali agevolate, come appunto Panama, le Isole Vergini Britanniche, le Seychelles o la Svizzera. In numeri sono da capogiro: la società opera in 42 paesi e gestisce le attività di 214 mila società per conto di 14 mila clienti. Tra questi clienti figurano 143 politici di tutto il mondo (tra cui sei parlamentari britannici, il primo ministro islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson e altri 11 capi di stato), un importante membro della commissione etica della FIFA (quella che si è occupata di superare gli scandali dello scorso anno), 33 persone che sono state sanzionate per i loro legami con la Corea del Nord, la Russia, la Siria o l'Iran.  I documenti riservati sono stati consegnati al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung da un dipendente della Mossack Fonseca che ha voluto restare anonimo paventando rischi per la sua stessa vita. La Süddeutsche Zeitung ha poi condiviso i documenti ottenuti con il Consortium of Investigative Journalists, che a sua volta ha chiesto aiuto a oltre 100 organizzazioni giornalistiche di 80 paesi diversi, tra cui il Guardian e BBC, (e l'Espresso in Italia), per studiarli e analizzarli. Grazie all'anonimo informatore, i giornalisti dell'Icij hanno avuto accesso a un'immensa quantità di dati che riguarderebbero le attività di Mossack Fonseca dal 1977: in tutto si parla di 11,5 milioni di documenti per 2,6 terabyte di dati.  Dalla redazione dell' Espresso si informano i lettori che lo studio dei dati è ancora in corso d'opera, ma i documenti analizzati dal giornale confermano che la Mossack Fonseca ha curato anche gli interessi di numerosi notabili italiani, a partire dal presidente di Alitalia. "Nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l'altro, indicano Montezemolo come procuratore di Lenville. Il manager, a quell'epoca al vertice di Ferrari e presidente di Fiat, ha ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale elvetica dell'italiana Banca Intermobiliare. Raggiunto da l'Espresso, Montezemolo non ha risposto alle richieste di chiarimenti". Va segnalato, inoltre, che "ricorrono i nomi di due grandi istituti di credito italiani come Unicredit e Ubi. Non solo. I file panamensi aggiungono particolari inediti su vicende giudiziarie come il caso dell'eredità di Nino Rovelli, il re della chimica anni Settanta. E negli stessi documenti segreti compare anche il nome di Giuseppe Donaldo Nicosia, sotto inchiesta a Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta. Un'inchiesta in cui è coinvolto anche l'ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, che sta scontando in carcere una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa".  La Mossack Fonseca ha difeso il suo lavoro, dicendo che tutte le sue attività sono legali e che rispettano le regole in vigore per contrastare il riciclaggio di denaro e ha anche spiegato di non essere mai stata accusata di attività illegali e ha comunque detto di aver responsabilità limitata sull'uso che i suoi clienti fanno delle società che aiuta a creare e gestire. In effetti, non in tutti i paesi è illegale la creazione di società off shore in paradisi fiscali, purché queste attività siano dichiarate. Tuttavia, in uno dei documenti trapelati dall'archivio di Mossack Fonseca, un collaboratore spiega proprio che "il 95% del nostro lavoro coincide con la vendita di sistemi per evadere le tasse". Insomma, i documenti emersi dall'inchiesta confermerebbe le denunce che numerosi associazioni hanno fatto in questi anni, a partire da Oxfam che ogni anno pubblica un dettagliato rapporto sulla diseguaglianza globale e che, proprio nel rapporto 2016, ha identificato l'evasione fiscale delle grandi multinazionali come il fattore che più contribuisce a defraudare gli stati dalle risorse necessarie a combattere le sperequazioni.