Approvato il ddl delega sul Terzo Settore. La riforma è partita

26/05/2016 di Redazione
Approvato il ddl delega sul Terzo Settore. La riforma è partita

A due anni dalle prime linee guida promosse dal premier Matteo Renzi si è concluso l'iter, in terza lettura alla Camera col voto contrario di Sel, 5 Stelle e Forza Italia, per il disegno di legge delegato per la riforma del terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.
Il testo licenziato è più equilibrato di quello proposto ad inizio percorso, nel quale prevaleva un forte sbilanciamento a favore degli aspetti economici, e a svantaggio della vera essenza del terzo settore: luogo e spazio di aggregazione e partecipazione per milioni di cittadini attivi e bacino di solidarietà, civismo e coesione. Cresciuto a partire dalla fine degli anni Ottanta in maniera esponenziale ed anche disordinata, riconosciuto con atti legislativi a "silos" e a strati negli anni Novanta, gli oltre 300 enti del Terzo settore per la prima volta avranno una carta d'identità unitaria. Così l'art. 1 definisce il Terzo settore: "il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche." Enti che, aggiunge l'art. 2 che hanno la finalità di rendere effettivi gli art. 2, 3, 18 e 118 della Costituzione, ovvero la tutela del diritto di associazione, la valorizzazione delle formazioni sociali liberamente costituite, il riconoscimento dell'iniziativa economica privata e la sussidiarietà effettiva. Diverse le novità, come l'istituzione di un Codice del terzo settore e di un registro nazionale unico, la revisione delle misure di agevolazione fiscale, al riordino in materia di servizio civile, alla scelta di un'unica sede di rappresentanza istituzionale come il Consiglio nazionale, purché preveda un coinvolgimento degli organismi di rappresentanza del terzo settore. La Riforma chiarisce anche quali siano i compiti e ruoli affidati ai Centri di Servizio per il Volontariato e adotta il principio della "porta aperta" per quanto riguarda la base sociale. Bene che i CSV dovranno accreditarsi ed essere assoggettati a verifica periodica del mantenimento dei requisiti, anche sotto il profilo della qualità dei servizi dagli stessi erogati. Ben equilibrato il punto cui si è arrivati sull'impresa sociale. Quanto ai temi di trasparenza, monitoraggio e controllo, le funzioni di vigilanza e controllo saranno affidate al Ministero del lavoro e politiche sociali, e sono previste forme di autocontrollo positive per la valorizzazione delle reti.
Cambia anche il Servizio Civile, con l'istituzione di un servizio civile universale, che si aprirà ai cittadini stranieri regolarmente residenti e prevederà uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Il progetto avrà una durata variabile tra otto mesi e un anno con possibilità di adeguamento alle esigenze di vita e lavoro del giovane volontario, con la previsione che il servizio sia prestato in parte in uno degli Stati membri dell'Unione europea nonché nei Paesi extra europei. Il servizio civile potrà essere riconosciuto a fini formativi e lavorativi.