Baobab: “emergenza annunciata” secondo Medu nel silenzio del Comune

26/05/2016 di Redazione
Baobab: “emergenza annunciata” secondo Medu nel silenzio del Comune

Emergenza annunciata quella che si sta verificando in questi giorni a Via Cupa, dove una quindicina di tende, strette al marciapiede, ospitano i sessanta migranti giunti perlopiù da Etiopia, Eritrea, Corno D'Africa poi sbarcati a sud e arrivati a Roma in treno inseguendo il sogno del nord Europa.
Il lavoro dei mesi scorsi portato avanti dal Baobab, ex centro nato dal gruppo di volontari che in questi giorni si sono rimessi in strada per sostenere l'ennesima emergenza di flussi, non risulta rallentato a seguito dello sgombero da parte del Commissario Tronca nel mese di dicembre né tanto meno sembra passare inosservato per i migranti che si trovano a dover navigare a vista nel panorama di accoglienza romano.
Baobab è una realtà, pur in assenza di un luogo fisico che possa ospitare i numerose donazioni che nelle ultime ore tanti cittadini hanno fatto recapitare, grazie al tam tam sui social, nella via alle spalle della stazione tiburtina: cibo, vestiti e beni di prima necessità.
Intanto, sottolineano i volontari: "Da parte delle istituzioni il silenzio è la sola costante. Al comune avevamo chiesto di darci la struttura dell'ex istituto Ittiogenico per continuare a portare avanti un modello di accoglienza dignitosa, come abbiamo sempre fatto, ma ad oggi non abbiamo ottenuto nessuna risposta".
Parte degli indumenti arrivati sono stati ospitati nei locali della Croce Rossa ma l'assenza di servizi basilari è la difficoltà imminente: presenti solo 4 bagni chimici situati su via Tiburtina e carenza di organizzazione per la distribuzione dei pasti, al momento in parte dipesa dalla disponibilità dei volontari e dalla mensa Caritas di via Marsala.
Al momento In via Cupa vivono minori non accompagnati e donne monitorati dalle diverse realtà presenti sul posto: Unhcr, addetti della sala operativa sociale e Medu (Medici per i diritti umani) che per l'emergenza ha riattivato la sua unità mobile. La paura più grande per i migranti? Essere identificati e non poter continuare il viaggio verso l'Europa.