Boom voucher: in Italia cresce il ricorso al lavoro a cottimo (legale)

19/05/2016 di Redazione
Boom voucher: in Italia cresce il ricorso al lavoro a cottimo (legale)

Un vero e proprio boom, quello che riguarda l'uso dei voucher, i ticket da 10 euro lordi (7,5 euro netti) introdotti in Italia nel 2008. Nella prima sperimentazione, effetto della loro introduzione nella Legge Biagi del 2003, l'uso dei voucher era previsto solo come remunerazione per lavoretti occasionali di studenti e pensionati e non come lavoro accessorio. Dal 2008 al 2015 ben due milioni e mezzo di lavoratori italiani sono stati pagati con 277 milioni di voucher, segno che il ticket sta coprendo prestazioni ben più ampie di quelle pensate nella prima sperimentazione. Già nell'estate del 2015 il presidente dell'Inps Tito Boeri aveva lanciato l'allarme per l'impennata dei voucher, che aveva definito "la nuova frontiera dello sfruttamento". Boeri esprimeva tutta la sua preoccupazione perché "Rischiano di essere l'unica forma di lavoro per molti. E' un fenomeno preoccupante da monitorare con estrema attenzione".
Nel 2015 si è toccata la cifra record, con ben 115 milioni di biglietti venduti, che una volta riscossi, dice la ricerca, daranno luogo a circa 860 milioni di euro di compensi ai lavoratori (pari a 45 mila stipendi netti) e a 150 milioni di contributi a fini previdenziali. Un dato numerico che fa riflettere, se si pensa che erano stati appena mezzo milione i biglietti venduti nel 2008. Anche il panorama dei beneficiari è cambiato: se nel 2008 si viaggiava attorno ai 25 mila, con una media d'età sui 60 anni, oggi siamo a 1 milione e 380 mila lavoratori, con una media d'età che è scesa a 36 anni. Gli uomini sono appena il 48%, segno che i voucher sono, a oggi, uno strumento di pagamento privilegiato per le prestazioni lavorative delle giovani donne. Il compenso medio si aggira sui 500 euro all'anno.
I lavoratori pagati con i voucher rappresentano il 9% di tutti i dipendenti privati e lo 0,2% del lavoro dipendente in Italia. Sono solo 200 mila coloro che hanno guadagnato più di 1000 euro in un anno. La percentuale di pensionati è scesa all'8%, impiegati per lo più nelle attività agricole.
Il 60% rappresenta invece gli esordienti nel mondo del lavoro, in maggioranza giovanissimi e donne. Un 18% riguarda invece gli indennizzati, i lavoratori che ricevono Aspi, mini Aspi o Naspi, le indennità di disoccupazione, diverse a seconda del tipo di contratto di lavoro si aveva in precedenza. È al 23% invece la percentuale dei giovani disoccupati, con un'età media di 37 anni e anche qui donne al 60%. Gli altri occupati rappresentano invece l'8%: una percentuale che comprende lavoratori domestici, parasubordinati, operai agricoli, lavoratori autonomi, casse professionali, dipendenti pubblici.