Dissesto idrogeologico, allarme di Legambiente anche per Roma

19/05/2016 di Redazione
Dissesto idrogeologico, allarme di Legambiente anche per Roma

Sarebbero circa 100 mila i cittadini romani abiterebbero in zone a rischio idrogeologico. Una stima fatta da Legambiente che nel dossier Ecosistema Rischio ha fotografato una situazione preoccupante: il 33% dei comuni del Lazio ha interi quartieri a rischio e il 15% ha continuato a edificare in tali aree negli ultimi 10 anni, nonostante nel 42,6% dei comuni ci siano aree a pericolo di frana, nel 5,6% a pericolosità idraulica e nel 36,8% a pericolo idraulico e di frana. Complessivamente l'84,9% dei comuni laziali ha aree esposte a rischio e dei 17.232 kmq complessivi di superficie, il 7,7% è a rischio idrogeologico. "È assurdo che nella nostra regione si continui a costruire in aree a rischio idrogeologico, nonostante sia ormai nota l'estensione di tali aree e nonostante i mutamenti climatici ci ricordino di continuo quanto pericolo possono scatenare - dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio -. Troppi comuni hanno interi quartieri a rischio e troppe amministrazioni concedono ancora autorizzazioni a costruire su aree a pericolo di inondazione o frana; tutto ciò deve far avviare politiche virtuose per salvaguardare la vita di tanti cittadini e il territorio del Lazio intero, alla Regione chiediamo in tal senso di dire concretamente Stop al consumo di suolo, incardinando nel Ptpr (Piano territoriale paesistico regionale) e nel Testo Unico sull'Urbanistica in discussione le indicazioni necessarie. Per fermare l'aumento dei rischi idrogeologici va bloccato per sempre il diluvio di cemento e fermata l'espansione infinita delle città, a partire da Roma, dove in ogni settore continua ad avanzare il cemento e contemporaneamente si rischia la paralisi della città e si trema ad ogni bomba d'acqua, al futuro sindaco chiederemo di fermare il consumo di suolo e avviare invece una sana e necessaria rigenerazione urbana a partire dalle periferie e dai quartieri più a rischio".
Il problema della fragilità del nostro territorio e dell'esposizione al rischio di frane e alluvioni riguarda molte aree della Penisola. In ben 6.633comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico che comportano ogni anno un bilancio economico pesantissimo, intollerabile quando è pagato con la vita.
È evidente l'assoluta necessità di maggiori investimenti in termini di prevenzione, attraverso cui affermare una nuova cultura dell'impiego del suolo che metta al primo posto la sicurezza della collettività e ponga fine da un lato a usi speculativi e abusivi del territorio, dall'altro al suo completo abbandono.
In un contesto in cui sono sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, che comportano fenomeni meteorologici estremi caratterizzati da piogge intense concentrate in periodi di tempo sempre più brevi, la gestione irrazionale del territorio porta a conseguenze disastrose.