Francia, ancora proteste contro la Loi Travail: occupate le raffinerie e programmati nuovi scioperi

26/05/2016 di Redazione
Francia, ancora proteste contro la Loi Travail: occupate le raffinerie e programmati nuovi scioperi

Da ormai tre mesi, sindacati, lavoratori, studenti e associazioni protestano in Francia contro la riforma del lavoro che porta la firma della ministra El Khomri. Una riforma definita anche il Jobs Act alla francese, che come quella italiana ha come obiettivo quello di rendere più flessibile (e quindi, più precario) il lavoro per adattarsi meglio alle esigenze del momento e provare a combattere la disoccupazione. Anche se la Francia sta conoscendo elevati livelli di disoccupazione, seppur non paragonabili a quelli italiani, non convince l'opinione pubblica il leit motiv che per innalzare il livello dell'occupazione occorrano rinunce così alte.
La controvera riforma è stata approvata dall'Assemblea Nazionale senza discussione né voto, grazie al ricorso a un particolare meccanismo parlamentare previsto dall'articolo 49.3 della Costituzione francese, e che il 14 giugno comincerà a essere discussa al Senato. Negli ultimi giorni sono state chiuse, o hanno subìto rallentamenti, tutte e otto le raffinerie della Francia, con conseguenti carenze di carburante. Circa il 20 per cento delle stazioni di servizio sono rimaste senza benzina e alcuni dei più grandi sindacati del paese (come CTG e FO, che chiedono il ritiro immediato della proposta di legge) hanno indetto nuove mobilitazioni per i prossimi giorni. Il tutto a pochi giorni dall'inizio dei campionati europei di calcio.
I sindacati vogliono il ritiro immediato della legge, senza condizioni. Per questo l'offensiva degli scioperi riprenderà e con vigore: a partire da giovedì 26 maggio, ci saranno scioperi e mobilitazioni in tutto il Paese, fino al 14 giugno, quando comincerà la discussione in Senato. Il 31 maggio ci sarà uno sciopero delle ferrovie, il 2 giugno della metropolitana di Parigi (la RATP, anche sulle linee usate dai pendolari), dal 3 al 5 giugno si fermerà il traffico aereo. Il primo ministro Manuel Valls e il presidente Francois Hollande continuano invece a dire che non vogliono fare alcun passo indietro, dicono che una "minoranza ha preso in ostaggio il paese e i consumatori" e che continueranno a usare la forza sui blocchi e sulle manifestazioni.
Martedì si sono fermate le otto raffinerie del paese e alcuni presidi dei manifestanti sono stati sgomberati con la forza. Fermo anche l'intero porto di Marsiglia, con decine di navi al largo in attesa di scaricare. La situazione ha causato moltissimi disagi alle stazioni di rifornimento di benzina, con migliaia di automobilisti in coda.
La maggioranza dei francesi (il 74 per cento secondo i sondaggi) non condivide la riforma del lavoro. Uno dei punti più contestati riguarda la retribuzione delle ore di straordinario, che verrebbe abbassata al 10 per cento di quella ordinaria (attualmente è di circa il 25 per cento in più nelle prime otto ore di straordinario). Di fatto, dicono i sindacati, se gli straordinari saranno più convenienti per i datori di lavoro, ce ne saranno molti di più: quindi l'orario di lavoro settimanale aumenterà con ridotti benefici per i lavoratori. Su questo punto, dopo le proteste, il governo sembra aver ritrattato: il ministro dei Trasporti ha annunciato ai camionisti in sciopero che il taglio del pagamento delle ore di straordinario non riguarderà il loro settore.