Ilva, Italia sotto processo a Strasburgo

19/05/2016 di Redazione
Ilva, Italia sotto processo a Strasburgo

Mentre l'udienza del processo per disastro ambientale per accertare le responsabilità sull'impianto Ilva di Taranto è stato rimandato per un errore di notifica al 14 giugno prossimo, è arrivata da Strasburgo la notizia che lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani, con l'accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni del siderurgico tarantino. La Corte ha infatti ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro l'Italia. A rivolgersi a Strasburgo sono stati, nel 2013 e nel 2015, 182 cittadini che vivono a Taranto e nei comuni vicini. Il primo gruppo di 52 persone, ha presentato ricorso attraverso il comitato cittadino Legamjonici, mentre il secondo di 130 è capeggiato dall'attuale consigliere comunale di Taranto, Lina Ambrogi Melle, dei Verdi.
Intanto il processo, in Italia, procede a rilento. Quello di questa settimana non è il primo rallentamento. Lo scorso dicembre il processo, iniziato il 20 ottobre, dopo due udienze tornò all'udienza preliminare, in quanto la Procura aveva sollevato eccezione di nullità per un errore procedurale, la mancata indicazione nel verbale del difensore d'ufficio per dieci imputati sprovvisti in quella occasione del legale di fiducia. Dopo il nuovo rinvio a giudizio di tutti gli imputati deciso lo scorso 29 febbraio, siamo arrivati all'udienza del 17 maggio e al nuovo rinvio per il 14 giugno prossimo.
Alla sbarra compaiono 44 imputati fra persone fisiche e società. Per questo viene definito il più grande ed importante processo per disastro ambientale in Italia e in Europa. Tra gli imputati eccellenti ci sono i fratelli Fabio e Nicola Riva, l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, l'ex presidente della Provincia Gianni Florido, l'ex responsabile dei rapporti istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà, gli ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, l'ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, e il deputato di Sel (ex assessore regionale) Nicola Fratoianni. L'elenco delle contestazioni comprende, tra gli altri, i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari, concussione aggravata, corruzione in atti giudiziari, getto pericoloso di cose, omissione di atti di ufficio, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e due omicidi colposi.
In aula era presente anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.