Migranti: Commissione europea “l’esenzione del blocco dei visti turchi e controlli alle frontiere”

05/05/2016 di Redazione
Migranti: Commissione europea “l’esenzione del blocco dei visti turchi e controlli alle frontiere”

La Commissione Europea Mercoledì 4 maggio ha proposto l'esenzione dal blocco del visto per i cittadini turchi. Un passo significativo per il gruppo di 28 nazioni che fatica a venire a patti con la crisi migranti mettendo a rischio i valori umanitari condivisi. Nell'ultimo anno più di un milione di persone, per lo più dal Medio Oriente e Africa, hanno raggiunto Europa. Tuttavia , il flusso di migranti costretti ad attraversare il Mar Egeo dalla Turchia ha costretto l'Unione Europea ad accelerare i tempi per un accordo più ampio con Ankara dai costi non poco elevati. Numerose le realtà per i diritti umani che da subito hanno sostenuto critiche forti riguardo l'accordo che (come approfondito nella precedente newsletter) viola le leggi internazionali a tutela dei richiedenti asilo. Il patto ha inoltre dato vita ad una diffusa critica riguardo l'appoggio alla politica del presidente Recep Tayyip Erdogan ed il silenzio da parte dell'Europa di denunce chiare e forti in seguito ai numerosi attacchi contro i mezzi di informazione e la libertà di espressione in Turchia. Francia e altri paesi potrebbero ancora aggiungere condizioni alla proposta di esenzione del visto, che ha bisogno di approvazione da parte della maggioranza dei governi nazionali dell'Unione europea e il Parlamento europeo entro fine giugno per essere effettiva. In cambio della liberalizzazione dei visti, la Turchia, a sua volta s'impegna a soddisfare 72 condizioni. Cinque di queste condizioni sono ancora in discussione: quella legata alla lotta alla corruzione, la riforma delle condanne penali, un accordo con l'ufficio di polizia Europol, la protezione dei dati, le leggi antiterrorismo. Altro argomento in discussione dalla Commissione è il superamento del regolamento di Dublino. L'attuale quadro normativo in materia di asilo prevede che il richiedente è tenuto a formulare la richiesta di protezione nel primo paese di ingresso in Europa. La riforma dovrebbe mantenere questa formula con la variante del tetto massimo di richieste d'asilo variabile per ogni Paese. Nel caso di superamento del numero prestabilito di richieste d'asilo è previsto una redistribuzione delle persone nei vari paesi europei. Lo stato che si rifiuta di partecipare sarà chiamato a pagare un contributo "di solidarietà" al paese che accoglie il richiedente.

Il 4 Maggio la commissione ha inoltre raccomandato a paesi come l'Austria di tenere i controlli alle frontiere interne con la Slovenia per almeno altri sei mesi. In questa raccomandazione figurano la Germania al confine con l'Austria, la Danimarca al confine con la Germania, la Svezia nei porti della Police Region South e al ponte Oresund e la Norvegia nei porti collegati con Danimarca, Svezia e Germania. Assente il confine del Brennero. La decisione, «in linea con il codice delle frontiere Schengen», è motivata dal fatto che «nonostante i progressi fatti dalla Grecia» nella gestione dei flussi, «non tutte le carenze identificate sono state risolte alla scadenza dei tre mesi» fissati. La Commissione conferma comunque il suo obiettivo di ritornare «a un funzionamento normale dell'area Schengen» e di «eliminare tutti i controlli ai confini interni» entro la fine del 2016