Pozzallo, si è concluso il Festival Sabir. I minori migranti in protesta lanciano in messaggio

19/05/2016 di Redazione
Pozzallo, si è concluso il Festival Sabir. I minori migranti in protesta lanciano in messaggio

Si è concluso il Festival Sabir, uno spazio pubblico di riflessione nei luoghi alle porte dell'Europa. Quest'anno il Festival si è svolto a Pozzallo, in provincia di Ragusa, dal 13 al 15 maggio. Pozzallo è stato scelto in quanto luogo simbolo per la recente creazione di un hotspot, il centro di identificazione voluto dall'Unione Europea per velocizzare il riconoscimento dei migranti sbarcati sulle coste siciliane. Per qualche giorno la zona di Ragusa non è stata solo il primo approdo di quanti fuggono da fame, guerre e dittature, ma un porto culturale. La collocazione geografica del Festival in Sicilia, hanno spiegato gli organizzatori, ha avuto un forte valore simbolico, perché nelle acque al largo della Sicilia sono avvenute alcune tra le più grandi stragi di migranti. La responsabilità ricade in gran parte sulle scelte politiche dell'Italia e dell'Europa in materia d'immigrazione, oggi ancora più evidente per le decisioni europee e del governo italiano di trasformare, attraverso l'istituzione degli hotspot, i luoghi di approdo - Lampedusa, Pozzallo, Trapani, Augusta, Porto Empedocle - in luoghi di detenzione, dove le impronte digitali vengono spesso prese ricorrendo alla forza e da dove si continuano a praticare respingimenti di massa. Il festival ha visto la partecipazione di 1300 persone, provenienti da 25 paesi: 800 in tutto gli iscritti ai workshop, 300 gli studenti delle scuole di Pozzallo che hanno partecipato all'incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini. All'iniziativa hanno aderito 50 reti internazionali, ed è stato organizzato da Arci, Caritas, A Buon diritto, Asgi, Carta di Roma e Acli.
La tre giorni si è chiusa con un corteo, partito dalla spiaggia di Pozzallo con lo slogan "No ai muri, sì all'accoglienza. Humans are not passports". La manifestazione si è conclusa all'hotspot di Pozzallo, che al momento ospita 140 persone di cui 120 minorenni da diversi paesi: Egitto, Mali, Nuova Guina, Gambia. Proprio i ragazzi hanno lanciato un grido di disperazione: "Abbiamo bisogno di aiuto. Siamo qui da un mese, vogliamo andarcene ora. Qui non va bene niente, è come una prigione".  È Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci, a spiegare alla stampa il motivo della protesta: "siamo venuti questa mattina davanti all'hotspot per ribadire la nostra solidarietà. Il motivo per cui chiedono aiuto è perché sono qui da un mese, in un posto non adatto ad accoglierli, dove sentono di ricevere un trattamento ingiusto. Bisognava trasferirli subito, non possono stare qui.
Alcuni dei manifestanti si sono attaccati alle inferriate della struttura gridando "No borders, no nation, no deportation". "Nessuno lascia casa sua se quella non è la bocca di un pescecane - hanno aggiunto - Dobbiamo abbattere tutti i muri".